A Milano istituzioni, operatori e mondo dell’ospitalità religiosa si sono confrontati sul turismo della fede come risorsa per il Paese. Silvia Costantini, fondatrice di Pilgrimaps e Viator Media, ha proposto una visione di sistema per il patrimonio diffuso
In corso Venezia, a Milano, le decorazioni liberty di Palazzo Castiglioni accolgono ogni giorno imprenditori e associazioni di categoria. Lunedì 26 ottobre, nella Sala Turismo di Confcommercio Milano, il confronto ha avuto per oggetto abbazie, monasteri, santuari e cammini. Il convegno «Il capitale spirituale dell’Italia. Patrimonio religioso, accoglienza e turismo come risorse per il Paese», promosso dal Coordinamento italiano della Rete Mondiale del Turismo Religioso con MilanoPerCorsi Impresa sociale, l’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana e Italia Professioni, ha riunito per un pomeriggio istituzioni, università, case di accoglienza religiosa, guide turistiche e media attorno a una domanda di fondo: quanto vale, per l’Italia, il suo patrimonio spirituale, e quanto di quel valore riesce davvero a vedersi.

Una domanda globale in crescita
I numeri del comparto raccontano un segmento maturo. Le stime della Rete Mondiale del Turismo Religioso parlano di oltre 300 milioni di pellegrini e viaggiatori l’anno e di un impatto economico superiore ai 18 miliardi di euro. In Italia il Giubileo 2025 ha portato a Roma oltre 5,5 milioni di pellegrini nei primi cinque mesi, con effetti misurabili anche fuori dal Lazio: l’Umbria ha registrato presenze in crescita dell’8% nel primo trimestre e Assisi 218mila presenze. Sui cammini la tendenza è la stessa: l’Associazione europea delle Vie Francigene ha consegnato cinquantamila credenziali nel 2024 e prevedeva una crescita sensibile per l’anno giubilare.
Dentro questi dati c’è una questione di distribuzione. I flussi si concentrano sui grandi poli, mentre una parte rilevante del patrimonio religioso italiano resta poco conosciuta da chi viaggia.
Il patrimonio che chiede di essere visto
È da qui che è partita Silvia Costantini. «Al di là dei grandi poli, quanto conosciamo davvero della straordinaria rete di abbazie, monasteri, santuari, cammini, tradizioni e comunità che attraversano l’intero territorio nazionale?», ha chiesto alla sala, portando nel dibattito lo sguardo della comunicazione strategica e della costruzione di progetti internazionali.

Nella sua lettura il capitale spirituale italiano ha due dimensioni. Una è materiale: luoghi di culto, opere d’arte, archivi, itinerari storici. L’altra è immateriale: memorie, tradizioni, valori, relazioni sociali, pratiche di accoglienza. Insieme hanno modellato il paesaggio e l’identità delle comunità, e continuano a essere una risorsa culturale, sociale ed economica. Un santuario, ha osservato, appartiene a una storia più ampia: quella delle comunità che lo hanno custodito, del paesaggio che lo circonda, delle tradizioni nate attorno a esso e delle persone che continuano a raggiungerlo. Il compito della comunicazione è rendere leggibili queste connessioni.
Due livelli, un’unica architettura narrativa
La proposta di Costantini lavora su due piani contemporaneamente. Il primo è locale: ogni territorio racconta la propria identità e la propria specificità, perché l’autenticità resta il fondamento del valore culturale di un luogo. Il secondo è sistemico: le identità locali entrano in relazione e compongono una rappresentazione riconoscibile del capitale spirituale italiano nel suo insieme.
In pratica, un’abbazia può essere raccontata attraverso la rete di luoghi e comunità a cui appartiene, un itinerario può collegare territori che condividono una storia religiosa, un santuario meno noto può guadagnare visibilità grazie al sistema di cui fa parte. Gli strumenti indicati sono concreti: reti editoriali, itinerari tematici, contenuti multilingue, piattaforme digitali condivise tra istituzioni, comunità religiose, territori e operatori.
«Tra il valore che un patrimonio possiede e la capacità di renderlo riconoscibile esiste uno spazio strategico», ha spiegato. «La reputazione complessiva del patrimonio spirituale italiano valorizza le singole destinazioni e, allo stesso tempo, la ricchezza delle identità locali rafforza il posizionamento internazionale del Paese.»
La memoria come organo del futuro
Per chiudere, Costantini ha scelto le parole che Papa Francesco rivolse il 24 giugno 2024 ai soci del Circolo San Pietro: «La memoria è organo del futuro, a patto che le radici rimangano vive e vegete». In quel discorso il Papa invitava a evitare di trasformare la propria storia in un museo e a trasmettere il patrimonio di valori alle nuove generazioni.
Applicata al turismo religioso, l’immagine indica una responsabilità precisa: custodire i luoghi della fede mantenendoli abitati dalle comunità, farli conoscere, collegarli tra loro. È la direzione in cui lavora anche questo magazine, che racconta i cammini e i luoghi dello spirito come parti di un’unica mappa. Il capitale spirituale dell’Italia è distribuito in migliaia di territori; la sfida dei prossimi anni sarà farlo apparire, agli occhi di chi viaggia, per quello che è: una rete.
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