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Porta d'ingresso al complesso di Al-Muharraq Jason Mallia

Al-Muharraq, la Betlemme d’Egitto

Il caldo è soffocante, ma lungo il viale alberato di Al-Muharraq si trovano ombra e un po’ di brezza. Per entrare nell’antica Chiesa della Vergine Maria bisogna togliersi le scarpe, secondo l’usanza copta, e passare accanto alla galleria delle icone sacre. La chiesa è quasi sempre animata dai visitatori, soprattutto famiglie con bambini, che corrono qua e là e accolgono gli stranieri con sorrisi e risate.

Lì, sospesa all’iconostasi, una splendida tenda nasconde il cuore stesso di Al-Muharraq, l’antica Qusqam: l’altare eretto sopra la piccola dimora che, secondo la tradizione, fu la casa della Sacra Famiglia per più di sei mesi. E proprio qui, secondo la stessa memoria religiosa, Giuseppe avrebbe ricevuto la notizia che era giunto il momento di intraprendere il viaggio di ritorno.

Per questo Al-Muharraq può essere definita una seconda Betlemme: custodisce la memoria di una famiglia divenuta straniera che, secondo la tradizione, trovò qui, almeno per un certo tempo, una casa. E quella memoria ha trasformato profondamente questo luogo.

 

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Il luogo dove la fuga termina

La tradizione custodita dal monastero racconta che la Sacra Famiglia rimase qui per 185 giorni, circa sei mesi. Alcune fonti ecclesiastiche contemporanee riportano lievi variazioni sul numero esatto: un elemento che suggerisce di considerare queste cifre come parte di una tradizione tramandata, più che come una cronologia storicamente documentata.

Ma è proprio il lungo soggiorno attribuito alla Sacra Famiglia a Qusqam a spiegare l’unicità di questo luogo. Al-Muharraq non viene ricordato semplicemente come una tappa attraversata da Gesù, Maria e Giuseppe. È ricordato come il luogo in cui vissero.

Nel corso dei secoli, l’antica tradizione copta ha rafforzato questa identificazione. Testi come la cosiddetta Visione di Teofilo — attribuita al patriarca Teofilo di Alessandria, sebbene composta in epoca successiva — contribuirono a presentare Qusqam come una montagna santa e come una tappa privilegiata della Fuga in Egitto.

Al-Muharraq rappresenta quindi il culmine simbolico del viaggio, anche se non ne costituisce letteralmente l’ultima tappa. Il racconto copto prosegue infatti verso Dronka, nei pressi di Assiut, prima di iniziare il ritorno verso nord.

 

The heart of Al-Muharraq is the altar erected over the home of the Holy Family.
Il cuore di Al-Muharraq è l’altare eretto sopra la dimora della Sacra Famiglia.

Molto più di un monastero

Definire Al-Muharraq semplicemente un “monastero” potrebbe far immaginare una piccola comunità cenobitica sperduta nel deserto. La realtà è molto diversa.
Deir al-Muharraq è oggi un vastissimo complesso spirituale, uno dei grandi centri della Chiesa copta nell’Alto Egitto. All’interno delle sue mura sorgono edifici costruiti nell’arco di molti secoli, diverse chiese, spazi dedicati alla formazione religiosa, ambienti destinati alla comunità monastica e ampie aree predisposte per accogliere pellegrini e visitatori.

Il suo cuore rimane l’antica e raccolta Chiesa della Vergine, legata dalla tradizione al soggiorno della Sacra Famiglia. Ma intorno a essa, nel corso del tempo, è cresciuto un intero universo.

L’antica torre ricorda le epoche in cui le comunità monastiche avevano bisogno di proteggersi. La grande chiesa ricostruita alla fine del XIX secolo racconta una fase di espansione. La Chiesa della Vergine edificata nel 1964 risponde invece alla necessità, ormai contemporanea, di accogliere celebrazioni molto più partecipate. A tutto questo si aggiunge la tradizione educativa del luogo, iniziata con una scuola monastica nel 1932 e successivamente sviluppatasi in un collegio teologico, insieme alla conservazione di manoscritti e icone e a una lunga cultura di trasmissione religiosa.

Non si visita, dunque, un monumento isolato. Si entra in una piccola città spirituale costruita intorno a una memoria.

Ed è una differenza che si percepisce immediatamente. Al-Muharraq non è organizzato come un museo nel quale il passato è stato separato dal presente. Le chiese continuano a essere utilizzate, la liturgia scandisce la vita quotidiana e i pellegrini non arrivano soltanto per ammirarne l’architettura. Per molti di loro, il viaggio trova qui il proprio compimento, in uno dei luoghi più significativi dell’intera tradizione della Sacra Famiglia in Egitto.

Una visita da vivere senza fretta

Forse è proprio per questo che Al-Muharraq merita una visita lenta.

Un’ora e mezza permette di vedere gli spazi principali, ma dedicargli mezza giornata, o persino una giornata intera, cambia completamente l’esperienza. Il modo migliore per iniziare è entrare nell’antica Chiesa della Vergine. Le sue dimensioni contenute e la sua austerità sorprendono proprio per il contrasto con l’enorme importanza che la tradizione attribuisce a questo luogo.

 

A stroll through the gardens of Al-Muharraq
Una passeggiata nei giardini di Al-Muharraq

Vale poi la pena raggiungere l’antica torre e proseguire verso le chiese costruite nelle epoche successive. Il percorso consente, praticamente a piedi, di attraversare secoli di storia: dalla tarda antichità e dal Medioevo fino al XIX e al XX secolo.

Ma l’interesse di Al-Muharraq non risiede soltanto negli edifici. Bisogna osservare anche le persone che arrivano, il movimento intorno alle chiese, il rapporto tra i pellegrini e la comunità residente. Al-Muharraq continua infatti a svolgere la funzione per la quale è cresciuto nel corso dei secoli: accogliere, celebrare e trasmettere una memoria.

Questo spiega anche perché sia il visitatore a doversi adattare al luogo, e non il contrario. Gli orari di apertura possono variare in base al calendario religioso, ai periodi di digiuno o alle grandi celebrazioni. Non esiste una programmazione turistica annuale uniforme, paragonabile a quella di un museo: è quindi consigliabile verificare le condizioni di accesso poco prima della visita.

Non bisogna inoltre dimenticare che si entra in uno spazio religioso vivo. Vestirsi in modo sobrio, mantenere il silenzio durante le celebrazioni e chiedere il permesso prima di scattare numerose fotografie o svolgere attività professionali fanno parte del rispetto dovuto al luogo.

Come arrivare

Al-Muharraq sorge sul Monte Qusqam, circa 12 chilometri a ovest di Al-Qusiya, nel governatorato di Assiut.

Per chi arriva dal Cairo, una delle soluzioni più comode è prendere il treno che percorre verso sud la valle del Nilo e completare poi il viaggio su strada. Assiut e Al-Qusiya rappresentano le basi più pratiche per visitare il complesso, soprattutto disponendo di un’auto con conducente.

Chi ha a disposizione un’intera giornata può abbinare la visita a Dronka, nei pressi di Assiut, un altro dei grandi luoghi associati alla fase meridionale dell’itinerario della Sacra Famiglia.

Vale tuttavia la pena resistere alla tentazione di accumulare tappe. Al-Muharraq si comprende meglio quando gli si concede il tempo necessario per capire ciò che si sta guardando.

La seconda Betlemme

Ed è forse alla fine della visita che l’espressione “seconda Betlemme” acquista pienamente il suo significato. Non per la monumentalità. Esattamente per il motivo opposto.

Al centro di quell’immenso complesso spirituale rimane una piccola chiesa legata alla memoria di una famiglia che, secondo la tradizione copta, raggiunse Qusqam dopo un lungo viaggio e vi rimase per mesi.

Intorno a quella memoria sorsero, nel tempo, chiese, fortificazioni, scuole, spazi destinati ai pellegrini e una comunità che continua ancora oggi a vivere questo luogo.

Ci sono luoghi che conservano un episodio del passato. Al-Muharraq conserva le conseguenze di averlo ricordato per secoli. Il visitatore può passare da una piccola chiesa in mattoni crudi a edifici molto più recenti e osservare come una storia tramandata di generazione in generazione abbia finito per plasmare un intero paesaggio.

È per questo che vale la pena arrivare fin qui anche senza percorrere l’intero itinerario della Sacra Famiglia. In pochi altri luoghi d’Egitto è così evidente quanto una tradizione religiosa possa modellare l’architettura, la vita di una comunità, il pellegrinaggio e persino il territorio.

Al-Muharraq non è semplicemente una tappa lungo un itinerario. È il luogo in cui il viaggio diventa permanenza e dove, ancora oggi, la memoria continua a essere abitata.

Questo contenuto ti viene offerto in collaborazione con Egyptian Tourism Authority

Egypt’s Holy Family Trail: A spiritual journey, heritage and renewal

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