Non tutti i Cammini di Santiago iniziano sui Pirenei, né tutti sono affollati di pellegrini. Alcuni nascono sulle rive del Mediterraneo e avanzano verso l’interno della Penisola, attraversando territori dove le frecce gialle compaiono meno frequentemente e il silenzio accompagna il viandante per chilometri.
È il caso del Cammino di Levante, uno dei grandi itinerari giacobei meno conosciuti. Da Valencia, il percorso si dirige verso ovest, attraversa La Mancia, si avvicina ai rilievi montuosi di Ávila e prosegue attraverso le pianure castigliane fino a Zamora. Qui si collega ai cammini che conducono a Santiago de Compostela.
Sono circa 1.200 chilometri di viaggio, una distanza considerevole che permette di scoprire paesaggi molto diversi e alcune delle città storiche più interessanti della Spagna. Ma è anche un itinerario che invita a osservare il territorio da un’altra prospettiva: come una trama di strade lungo le quali, per secoli, sono transitati viaggiatori, mercanti, religiosi e pellegrini.
Perché la storia del Cammino di Levante è iniziata molto prima che qualcuno dipingesse le prime frecce gialle.
Quando le strade non avevano ancora un nome
La tradizione colloca nel IX secolo la scoperta della tomba attribuita all’apostolo Giacomo, un evento che trasformò progressivamente Compostela in una delle grandi mete di pellegrinaggio dell’Europa medievale.
Tuttavia, i viaggiatori dell’epoca non disponevano di una rete di itinerari giacobei chiaramente delimitati come quella attuale. Per raggiungere la propria destinazione utilizzavano le strade esistenti, condividendole con mercanti, mulattieri, messaggeri e viaggiatori di ogni genere.
Il Mediterraneo della Penisola Iberica svolgeva un ruolo importante in queste comunicazioni. I porti accoglievano persone e merci provenienti da regioni diverse, mentre le vie terrestri collegavano le città costiere con la Castiglia e l’entroterra.
Valencia partecipava attivamente a questi scambi. Dal XIV secolo sono documentate in città numerose istituzioni ospedaliere, testimonianza di una tradizione di accoglienza che poteva offrire sostegno anche ai pellegrini.
Una delle testimonianze culturali più suggestive compare nello Spill, opera dello scrittore valenciano Jaume Roig, composta a metà del XV secolo, nella quale viene menzionato il pellegrinaggio a «Sant Jaume de Ponent». Il riferimento dimostra che il viaggio verso Compostela faceva parte dell’orizzonte culturale valenciano.
Un altro documento fondamentale è il Reportorio de todos los caminos de España,, pubblicato nel 1546 da Pedro Juan Villuga. Questa raccolta permette di ricostruire la rete di comunicazioni che collegava città e regioni della Penisola e lungo la quale potevano spostarsi anche coloro che viaggiavano per motivi religiosi.
È opportuno, tuttavia, stabilire una distinzione: la presenza di pellegrini medievali non significa che seguissero esattamente l’itinerario oggi segnalato.
Il Cammino di Levante contemporaneo è una ricostruzione basata su antichi corridoi di comunicazione e testimonianze storiche. Il suo recupero è iniziato nel 1993, grazie all’iniziativa dell’Associazione degli Amici del Cammino di Santiago della Comunità Valenciana. Nel 1998 è stata pubblicata la prima guida topografica dell’itinerario. Più che un sentiero medievale rimasto intatto, è un’antica geografia del viaggio restituita ai camminatori di oggi.

Dagli orti valenciani ai castelli di frontiera
Il percorso comincia a Valencia, città mediterranea in cui la Cattedrale e la Lonja de la Seda, l’antica Borsa della Seta, testimoniano l’importanza storica delle sue relazioni commerciali e culturali.
I primi chilometri attraversano il paesaggio della huerta, la fertile campagna irrigua valenciana, e le rive dei corsi d’acqua, tra campi coltivati, canali di irrigazione e centri abitati che hanno mantenuto uno stretto legame con l’acqua e l’agricoltura.
Successivamente, il cammino si avvicina a Xàtiva, dominata dal suo imponente castello, e prosegue verso Moixent e La Font de la Figuera. Il paesaggio cambia gradualmente: le terre basse lasciano spazio ai rilievi dell’entroterra e ai corridoi naturali che per secoli hanno facilitato le comunicazioni tra il Mediterraneo e la Castiglia.
Almansa segna un’altra tappa importante. Il suo castello, costruito su uno sperone roccioso, è uno dei grandi simboli monumentali dell’itinerario e richiama il valore strategico di queste terre di passaggio.
Più avanti, le vaste distese agricole annunciano la vicinanza di Albacete. Prima di raggiungerla, Chinchilla de Montearagón offre una delle immagini più singolari del cammino: un centro storico arroccato sulla pianura, con un castello e un tessuto urbano che conservano la memoria di epoche lontane.
La Mancia: camminare dentro un paesaggio letterario
Da Albacete, il Cammino di Levante entra in uno dei territori che più lo caratterizzano: La Mancia. Qui scompaiono i grandi dislivelli, ma emerge una difficoltà diversa. Le strade agricole possono prolungarsi per chilometri tra campi di cereali, vigneti e orizzonti aperti, con pochissime zone d’ombra e paesi relativamente distanti tra loro.
Il paesaggio, apparentemente essenziale, possiede una forte dimensione culturale. Località come San Clemente, Las Pedroñeras ed El Toboso evocano la Castiglia rurale, le forme tradizionali dell’insediamento e il suo antico legame con l’agricoltura.
El Toboso introduce inevitabilmente il camminatore nell’universo di Cervantes. La patria letteraria di Dulcinea lega queste terre a una delle opere più universali della letteratura spagnola. Sebbene don Chisciotte appartenga alla finzione, le strade, le locande, i villaggi e i paesaggi della Mancia che alimentarono quell’immaginario facevano parte di una geografia reale del viaggio.
Il Cammino di Levante permette di scoprire questa regione lontano dalle principali arterie stradali, seguendo il ritmo lento di chi percorre a piedi le sue immense distanze.
La successiva grande destinazione è Toledo, la cui sagoma affacciata sul Tago rappresenta uno dei momenti più memorabili dell’itinerario. La città riunisce testimonianze di culture e tradizioni religiose diverse, che nel corso della sua storia hanno convissuto e si sono succedute. Chiese, sinagoghe, moschee storiche e strade medievali trasformano l’arrivo in un autentico viaggio attraverso i secoli.

Da Toledo alle città monumentali della Castiglia
Dopo Toledo, il cammino attraversa Torrijos ed Escalona e raggiunge San Martín de Valdeiglesias, entrando brevemente nella Comunità di Madrid senza passare dalla capitale. L’orizzontalità della Mancia comincia allora a trasformarsi. Tra Cebreros e San Bartolomé de Pinares compaiono pendii e terreni montuosi che annunciano l’arrivo ad Ávila.
La città murata offre uno dei complessi monumentali più importanti dell’intero percorso. Le sue mura, le chiese e gli edifici storici ricordano il ruolo delle città castigliane durante il Medioevo.
Da Ávila, il Cammino di Levante torna ad attraversare le grandi pianure, questa volta nelle terre di Arévalo, Medina del Campo e Toro. È un territorio in cui l’architettura mudéjar, i castelli, le antiche fiere e i paesaggi agricoli permettono di comprendere altri capitoli della storia della Penisola Iberica.
Medina del Campo conserva la memoria del suo passato commerciale, mentre Toro unisce il patrimonio monumentale a una lunga tradizione vitivinicola. Infine appare Zamora, celebre per la ricchezza della sua architettura romanica. A questo punto, il pellegrino avrà attraversato gran parte dell’entroterra iberico, ma Santiago si trova ancora a diverse centinaia di chilometri di distanza.
Una rete di cammini che si incontrano
Il Cammino di Levante non è un itinerario isolato. Fa parte di un’ampia rete di percorsi giacobei che collegano il Mediterraneo con il nord-ovest della Penisola. Il percorso propriamente detto comincia a Valencia, ma da Alicante parte il Cammino del Sureste, che condivide con esso diversi tratti. Anche da Murcia è possibile inserirsi in questa rete, mentre la Ruta de la Lana propone un altro itinerario, passando per Cuenca e Sigüenza fino a raggiungere Burgos e il Cammino Francese.
Non si tratta esattamente di varianti di un unico percorso, ma di itinerari storici recuperati che si incrociano e confluiscono in punti diversi. All’estremità occidentale, Zamora e Granja de Moreruela costituiscono un importante crocevia. Da qui, il Cammino Sanabrés conduce verso la Galizia attraverso Tábara, Puebla de Sanabria, A Gudiña e Ourense, prima di raggiungere Compostela.
Anche il paesaggio si trasforma nuovamente: le grandi pianure castigliane cedono il posto alle montagne, ai boschi e alle terre più umide del nord-ovest.
Come percorrere oggi il Cammino di Levante
Secondo la Federazione spagnola delle associazioni degli amici del Cammino di Santiago, il Cammino di Levante misura 843,84 chilometri da Valencia a Granja de Moreruela. A questi si aggiungono circa 368 chilometri del Cammino Sanabrés fino a Santiago.
Completare l’intero itinerario richiede indicativamente 48-50 giornate di cammino per una persona abituata a percorrere circa 25 chilometri al giorno, senza considerare le giornate di riposo. La difficoltà principale, tuttavia, non è rappresentata dai dislivelli, fatta eccezione per alcuni tratti montuosi, quanto dalle lunghe distanze tra i centri abitati, dalla scarsità di servizi e dall’esposizione al sole.
Alcune tappe superano i 35 o persino i 40 chilometri. Per questo è indispensabile verificare in anticipo la disponibilità degli alloggi e adattare le distanze giornaliere alle proprie capacità.
I periodi più consigliati sono aprile e maggio, così come la fine di settembre e l’inizio di ottobre. In estate, il caldo della Mancia e degli altopiani castigliani può trasformare una giornata apparentemente semplice in uno sforzo considerevole.
A differenza del Cammino Francese, il Levante non dispone di una rete altrettanto capillare di ostelli e servizi. In alcune località sono presenti strutture ricettive comunali o gestite da associazioni; in altre è necessario ricorrere a pensioni e piccoli alberghi. È quindi opportuno verificarne la disponibilità prima dell’arrivo.
La segnaletica con le frecce gialle dovrebbe essere integrata con mappe e tracce GPS scaricate in anticipo. La Federazione delle associazioni degli amici del Cammino, l’Istituto geografico nazionale spagnolo e le associazioni locali offrono informazioni cartografiche utili per preparare il percorso.
È consigliabile portare con sé anche la credenziale del pellegrino, il documento che consente di registrare il viaggio attraverso i timbri delle località attraversate e di attestare il proprio pellegrinaggio.
Chi non dispone del tempo necessario può suddividere il cammino in più segmenti, da percorrere durante viaggi differenti. Città come Valencia, Xàtiva, Albacete, Toledo, Ávila, Medina del Campo e Zamora facilitano l’organizzazione di queste esperienze parziali.
Il fascino dei cammini silenziosi
Il Cammino di Levante non offre necessariamente l’esperienza collettiva di altri itinerari più frequentati. Ci sono giornate in cui il camminatore può procedere per ore senza incontrare un altro pellegrino. Questa solitudine richiede preparazione, ma rappresenta anche una delle caratteristiche più peculiari del percorso. Permette di osservare il territorio con un’attenzione diversa: riconoscere il tracciato di un’antica via di comunicazione, fermarsi davanti a un castello, attraversare una piazza medievale o individuare nel paesaggio le tracce lasciate da generazioni di viaggiatori.
Lungo il percorso si susseguono la cultura mediterranea, le antiche terre di frontiera, la Mancia letteraria, le città monumentali della Castiglia e i paesaggi del nord-ovest. È un modo di conoscere la Spagna alla velocità del passo umano, lontano dagli itinerari più battuti e dai grandi circuiti turistici.
Forse è proprio qui che risiede il vero fascino del Cammino di Levante. La sua storia non ha bisogno di immaginare un sentiero medievale rimasto intatto per mille anni. È molto più interessante scoprire come le strade percorse da mercanti, mulattieri, viaggiatori e pellegrini abbiano formato una rete che le associazioni contemporanee hanno riportato alla luce.
Perché, prima di diventare itinerari segnalati, i cammini erano soprattutto un modo per mettere in relazione territori e persone. E il Cammino di Levante ci ricorda che è ancora possibile attraversare questa storia, camminando verso ponente.
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