A una lega da Santiago, quando la chiesa apparve finalmente all’orizzonte in una mattina d’estate del 1325, Isabella del Portogallo scese da cavallo. Aveva percorso centinaia di chilometri, accompagnata da un seguito e con i mezzi propri di chi era stata regina per più di quarant’anni. Ma quell’ultimo tratto volle percorrerlo a piedi.
La fonte medievale che racconta il pellegrinaggio non indica il nome del luogo. La tradizione lo identifica abitualmente con O Milladoiro, uno dei punti dai quali i viandanti potevano contemplare per la prima volta Compostela. Lì, secondo il racconto, Isabella smontò e avanzò verso il santuario «con grande devozione». L’identificazione geografica è probabile, anche se non dimostrabile; il gesto, invece, appartiene al nucleo più antico della storia.
La scena acquista un significato ancora maggiore se si considera chi fosse la donna che scendeva da cavallo. Isabella non era una figura decorativa a corte: per decenni aveva negoziato tra sovrani, era intervenuta in conflitti dinastici e aveva cercato di riconciliare familiari divenuti avversari. La memoria dei secoli successivi avrebbe finito per trasformarla in una figura quasi emblematica della diplomazia internazionale.
Una principessa destinata a unire regni

Isabella era nata nel 1271 nella famiglia reale aragonese. La tradizione colloca la sua nascita a Saragozza, anche se già alcuni autori antichi discussero la possibilità che fosse nata a Barcellona. Era figlia di Pietro III d’Aragona e apparteneva a una rete dinastica che la collegava ad alcune delle principali monarchie europee.
Nel 1282, quando era ancora una bambina, a Barcellona fu celebrato il suo matrimonio per procura con Dionigi, re del Portogallo. Poco dopo intraprese il viaggio verso il suo nuovo regno. Il matrimonio inseriva Isabella nella complessa geografia di alleanze tra Portogallo, Castiglia e Aragona, proprio gli scenari nei quali avrebbe in seguito svolto gran parte della propria attività di mediazione.
Non bisogna immaginare questa mediazione come una forma di diplomazia contemporanea. Le regine medievali agivano attraverso reti familiari, corrispondenza, incontri personali, patronato, autorità morale e capacità di accesso agli uomini che esercitavano formalmente il potere. La parentela era uno strumento politico, e Isabella seppe utilizzarlo.
Nel 1298 accompagnò Dionigi fino alla frontiera castigliana, dove avrebbe dovuto incontrare la figlia Costanza, sposata con Ferdinando IV di Castiglia. Partecipò inoltre a un contesto negoziale nel quale erano coinvolti il sovrano castigliano e Ferdinando de la Cerda, contrapposti nella disputa per la successione.
Pochi anni dopo tornò a svolgere un ruolo in una trattativa di portata ancora maggiore. Nel 1304, le relazioni tra Castiglia e Aragona richiesero un delicato accordo territoriale. Giacomo II d’Aragona, fratello di Isabella, pretese la sua presenza affinché fosse possibile raggiungere un’intesa. Isabella apparteneva, in un certo senso, a entrambe le sponde di quella trattativa: era nata infanta d’Aragona ed era diventata regina del Portogallo.
Questa capacità di muoversi tra le diverse case reali spiega in parte la reputazione che avrebbe accompagnato Isabella per secoli. Ma la prova più drammatica del suo ruolo di mediatrice non si sarebbe svolta tra regni differenti. Avvenne all’interno della sua stessa famiglia.
Tra il marito e il figlio
Gli ultimi anni del regno di Dionigi furono segnati dallo scontro con il suo erede, il futuro Alfonso IV.
La disputa aveva componenti personali e politiche. Il principe guardava con diffidenza al peso acquisito dal fratellastro Alfonso Sánchez, figlio illegittimo del re e beneficiario del suo favore. Attorno ai due si coagularono interessi, sostenitori e rancori, fino a trasformare una tensione familiare in una guerra civile.

Per Isabella, entrambi gli schieramenti avevano un volto. Da una parte c’era suo marito. Dall’altra, suo figlio. La sua posizione era inevitabilmente scomoda. La regina cercò di mantenere aperti i canali di comunicazione tra i due, aiutò in alcune occasioni il principe e, allo stesso tempo, tentò di evitare che il conflitto finisse per distruggere l’autorità del sovrano, nonostante il marito non l’avesse trattata bene.
La situazione raggiunse però il momento più pericoloso alla fine del 1323. Il principe Alfonso avanzò con i suoi sostenitori verso Lisbona. I due eserciti arrivarono vicini allo scontro. La tradizione storica conserva allora l’immagine destinata a definire Isabella: la regina fisicamente posta tra padre e figlio, mentre si sposta dall’uno all’altro, rimprovera al principe di aver violato gli accordi precedenti e cerca di contenere l’ira del re.
I posteri finirono inevitabilmente per amplificare la scena. Attorno a Isabella si sviluppò una tradizione agiografica che trasformò molti dei suoi interventi in esempi ideali di concordia.
Appena undici mesi dopo quella pace, Dionigi morì. Era il 7 gennaio 1325.
Il cammino dopo la guerra
Alcune biografie moderne sostengono che Isabella partì per Santiago nel giugno del 1325. La più antica fonte medievale non consente di stabilire con altrettanta precisione il momento della partenza. Ciò che invece afferma è che il viaggio ebbe luogo prima che fosse trascorso un anno dalla morte di Dionigi e che la regina arrivò a Compostela nel mese di luglio, alcuni giorni prima della festa di san Giacomo.
Il pellegrinaggio aveva una finalità espressamente legata alla memoria del marito. Isabella si recava a pregare per lui. Ma il viaggio coincideva anche con la riorganizzazione della sua stessa esistenza. Si lasciava alle spalle la condizione di regina consorte e si avvicinava sempre più all’ambiente di Santa Clara di Coimbra, dove avrebbe adottato una forma di vita ispirata alla spiritualità delle Clarisse senza diventare formalmente monaca.
Per questo il cammino può essere letto anche come una transizione biografica. La donna che aveva attraversato frontiere per incontrare sovrani tornava a viaggiare. Questa volta, però, non portava con sé una proposta di pace destinata agli altri, ma a sé stessa.
Una destinazione che non volle rivelare
La biografia medievale introduce un particolare sorprendente: inizialmente Isabella mantenne segreta la propria destinazione. Per diversi giorni, coloro che l’accompagnavano non seppero dove li stesse conducendo.
È impossibile determinare quanto vi sia, in questa scena, di memoria storica e quanto invece di costruzione letteraria. La principale fonte sul viaggio, il Livro que fala da boa vida que fez a Rainha de Portugal, Dona Isabel, appartiene al genere agiografico. Il suo obiettivo non era descrivere strade né contabilizzare le giornate di viaggio. Voleva spiegare chi fosse stata Isabella.
Da qui, forse, il silenzio sull’itinerario. Non disponiamo di un elenco documentato delle tappe. Il percorso più verosimile avrebbe seguito il corridoio dell’attuale Cammino Portoghese centrale: da Coimbra verso Porto e, successivamente, Barcelos, Ponte de Lima, Valença, Tui, Pontevedra, Padrón e Santiago. Era una via adatta a un seguito che necessitava di strade percorribili, ponti, alloggi, centri religiosi e luoghi di approvvigionamento.
L’umiltà di una regina
Percorrere a piedi l’ultima lega aveva un’evidente valenza simbolica. Smettere di cavalcare per procedere a piedi significava abbassarsi fisicamente, rinunciando per alcuni chilometri a uno dei segni più visibili della distinzione sociale.
Ma, una volta giunta a Compostela, si verificò un’altra scena che rivela fino a che punto l’umiltà medievale potesse esprimersi attraverso il linguaggio stesso del potere: Isabella fece un’offerta straordinaria. Tra i beni donati figurava una delle sue corone migliori. Le fonti menzionano inoltre tessuti preziosi, vesti e altre elemosine. Una tradizione biografica aggiunge un oggetto particolarmente eloquente: un drappo decorato con i simboli del Portogallo e dell’Aragona.
Pochi doni avrebbero potuto riassumere meglio la sua vita. Isabella cercava l’umiltà del pellegrino, ma il suo rinunciare, il suo dono era pur sempre regale.
Il bordone, segno di pellegrinaggio
Al termine del pellegrinaggio, la tradizione attribuisce all’arcivescovo Berenguel de Landoria la consegna a Isabella di un bordone (il lungo bastone usato dai pellegrini) e di una scarsella (piccola borsa del pellegrino, allacciata alla vita), gli attributi che permettevano di riconoscerla visivamente come pellegrina di Santiago.

È necessario essere prudenti riguardo a questo episodio: la visita della regina non compare negli Hechos di Berenguel, un silenzio significativo. Tuttavia, l’identità pellegrina di Isabella venne fissata molto presto nella sua rappresentazione funeraria, dove appare con attributi giacobei.
C’è poi un altro particolare. Quando il sepolcro di Isabella fu aperto a Coimbra il 26 marzo 1612, durante il processo legato alla sua canonizzazione, sopra la bara furono rinvenuti un bordone e una scarsella. Il bastone, in legno parzialmente rivestito d’argento, è decorato con quattordici conchiglie di capasanta e sormontato da un’impugnatura a forma di tau con diaspro rossastro. In origine avrebbe raggiunto una lunghezza di circa 143 centimetri.
Poco dopo venne realizzato per il bordone un reliquiario. Ancora oggi rimane legato alla Confraria da Rainha Santa Isabel di Santa Clara-a-Nova, a Coimbra. L’oggetto ha così prolungato fisicamente la memoria del pellegrinaggio ben oltre la morte della regina.
Tra due mondi
A Isabella viene attribuito un secondo pellegrinaggio, che sarebbe stato compiuto nel 1335. La tradizione la descrive, questa volta, mentre viaggia quasi in incognito, a piedi e con l’aspetto di una pellegrina povera. È un racconto suggestivo, ma dal punto di vista documentario molto più fragile: compare in fonti posteriori e non è presente nella biografia più antica. È quindi opportuno considerarlo una tradizione plausibile, non un fatto storicamente solido quanto il viaggio del 1325.
Isabella morì l’anno seguente, il 4 luglio 1336, a Estremoz. La sua fama di mediatrice aiuta a comprendere perché il pellegrinaggio a Santiago possieda una forza simbolica così intensa. Per anni Isabella aveva percorso lo spazio che separava persone in conflitto: tra Portogallo e Castiglia, tra Castiglia e Aragona, tra suo marito e suo figlio. Il suo potere era consistito, molte volte, proprio nel collocarsi nel mezzo.
E forse è per questo che quella lega percorsa a piedi continua a definirla sette secoli dopo: Isabella non smise di essere regina quando scese da cavallo. Ma da quel momento cominciò a essere ricordata, per sempre, come pellegrina.
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