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Pietre ed altri oggetti sotto la Croce di Ferro tolobalaguer.com - Shutterstock

Cruz de Ferro: una pietra su secoli di storia

Il pellegrino arriva stanco. Si è lasciato alle spalle Foncebadón e avanza lungo uno dei punti più elevati del Cammino Francese, a circa 1.500 metri di altitudine. Davanti a lui si innalza un lungo palo di legno sormontato da una piccola croce di ferro. Ai suoi piedi, una montagna irregolare formata da migliaia e migliaia di pietre.

Si ferma. Apre lo zaino e cerca una pietra che forse porta con sé da casa. Potrebbe esserci scritto un nome, una data o una parola. Oppure nulla. La tiene per qualche secondo tra le mani e poi la depone sul mucchio. Alcuni pellegrini pregano; altri rimangono in silenzio. C’è chi pensa a una persona che non c’è più, chi ricorda qualcosa che vuole lasciarsi alle spalle e chi semplicemente ripete un gesto che ha visto compiere ad altri. Poi riprende il cammino.

La scena si ripete ogni giorno alla Cruz de Ferro, uno dei luoghi più riconoscibili del Cammino di Santiago. Ma dietro questo gesto apparentemente semplice si nasconde una domanda alla quale è difficile rispondere: chi pose qui la prima croce e quando i viaggiatori cominciarono a lasciare pietre ai suoi piedi?

Un segnale tra le montagne

La Cruz de Ferro si trova tra Foncebadón e Manjarín, nei pressi del monte Irago, nella provincia di León. Chi cammina verso Santiago la incontra poco più di due chilometri dopo Foncebadón. Oggi è una tappa quasi obbligata per chi percorre il Cammino Francese, da quando il suo grande promotore, Elías Valiña, la inserì nel 1971 nella sua celebre guida Caminos a Compostela. Guía.

Ma per secoli questo valico è stato molto più di un passaggio per pellegrini. Vi transitavano mulattieri, mercanti, mietitori e abitanti delle valli vicine. Era un crocevia naturale tra le terre della Maragatería e le vie che scendevano verso El Bierzo. E attraversarlo comportava dei rischi: neve, nebbia e temporali potevano cancellare i sentieri e trasformare il passo in un luogo pericoloso.

Forse proprio per questo, fin dall’antichità i cumuli di pietre ebbero una funzione non soltanto simbolica. Un mucchio sufficientemente grande poteva servire come punto di riferimento nel paesaggio. Secoli più tardi, documenti locali parlano ancora di “atalayas”, segnali che gli abitanti della zona mantenevano per indicare il cammino durante l’inverno.

 

Cruz de Fierro

Intorno a quelle pietre nacquero però anche racconti molto più antichi. Una delle spiegazioni più ricorrenti collega il cumulo della Cruz de Ferro ad antiche consuetudini pagane. In numerosi luoghi del mondo, i viaggiatori hanno deposto pietre agli incroci, sui passi di montagna o in luoghi considerati particolarmente significativi.

Un’altra tradizione parla persino di un altare romano dedicato a Mercurio, protettore dei viaggiatori e delle strade. Secondo questa interpretazione, chi attraversava il valico vi deponeva pietre o offerte prima di proseguire il viaggio.

Esiste anche una spiegazione che collega le pietre alla costruzione della cattedrale di Santiago. Secondo una tradizione popolare, i pellegrini avrebbero trasportato pietre per contribuire ai lavori di Compostela. Il Liber peregrinationis medievale menziona effettivamente una consuetudine di questo tipo, ma la colloca tra Triacastela e Castañeda, molti chilometri più avanti.

Un eremita sul Cammino

Tra tutte le storie sull’origine del monumento, tuttavia, nessuna ha avuto tanta fortuna quanto quella dell’eremita Gaucelmo.

Gaucelmo fu un personaggio realmente esistito. La documentazione lo colloca nei dintorni di Foncebadón intorno al 1102 e lo lega all’assistenza offerta a pellegrini e viaggiatori. In quell’epoca esisteva nella zona una struttura di accoglienza destinata ad aiutare coloro che affrontavano questo difficile valico di montagna.

La tradizione racconta che fu proprio lui a collocare una croce sull’antico cumulo di pietre. L’immagine è potente. Un eremita che conosce i pericoli della montagna innalza una croce sopra un mucchio di pietre che forse i viaggiatori utilizzavano già come punto di riferimento. La croce assume così una duplice funzione: trasforma il luogo in un simbolo cristiano e, allo stesso tempo, offre un segnale visibile a chi avanza tra la neve e la nebbia.

Per molto tempo questa storia è stata ripetuta come spiegazione dell’origine della Cruz de Ferro, anche se non è stato trovato alcun documento dell’XI o XII secolo che affermi che l’eremita abbia personalmente innalzato una croce proprio in quel punto.

Qualcosa di simile accade con il più celebre documento medievale legato al pellegrinaggio a Santiago. Il Codex Calixtinus, redatto nella prima metà del XII secolo, conosce perfettamente questo tratto del Cammino. Il suo Libro V menziona il portus montis Iraci, il passo del monte Irago, ma non fa alcun riferimento a una croce.

Dalla leggenda alla storia

La croce, tuttavia, è antica. Le prime menzioni compaiono in diverse opere del XVII secolo, dove figura come un punto già noto a chi viaggiava attraverso quelle terre. Una carta di Tomás López del 1786 riporta “La Cruz de Ferro”. Nel 1799, un registro parrocchiale racconta la morte di un uomo sorpreso dal maltempo nei pressi della “Cruz de fierro”. A metà del XIX secolo, il geografo Pascual Madoz descrive una croce di ferro posta su un’alta trave, conficcata in un enorme cumulo di pietre che i viaggiatori continuavano ad accrescere.

Il 5 maggio 1912 venne solennemente benedetta una croce che, secondo l’atto conservato nell’Archivio Diocesano di Astorga, doveva essere «ricollocata nel luogo consueto».

L’immagine che oggi conoscono i pellegrini appartiene inoltre, in buona parte, al XX secolo. Nel 1976 furono installati una replica della croce e un nuovo palo, mentre la croce precedente, presumibilmente risalente al XV secolo, fu trasferita al Museo de los Caminos di Astorga. Nel 1982 venne costruita accanto al luogo una piccola cappella dedicata a Santiago. Parallelamente, le guide di Elías Valiña e la rinascita contemporanea del Cammino trasformarono quell’antico punto di riferimento montano in uno dei grandi simboli internazionali del percorso.

Eppure, dopo tanti cambiamenti, il gesto essenziale rimane sorprendentemente semplice. Un pellegrino arriva e lascia una pietra. Per alcuni è una preghiera. Per altri, un ricordo. Può rappresentare una preoccupazione, un lutto, una gratitudine, una malattia, una promessa o un capitolo della vita che si desidera chiudere. C’è chi porta la propria pietra da migliaia di chilometri di distanza e chi la raccoglie quella stessa mattina lungo il Cammino.

Non sappiamo chi abbia deposto la prima pietra. E non sappiamo con certezza chi abbia innalzato la prima croce. Il ferro è stato sostituito, il legno è cambiato e le storie si sono sovrapposte le une alle altre.

Per questo la Cruz de Ferro è molto più di ciò che appare a prima vista. Sotto quella piccola croce non si accumulano soltanto pietre, ma secoli di cammini, racconti e vite anonime. E ogni pellegrino che si ferma lì per qualche istante aggiunge qualcosa di proprio a una storia iniziata molto prima di lui e che, probabilmente, continuerà molto dopo che avrà ripreso il suo cammino verso Santiago.

 

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