Il Ghana spirituale secondo S.E. Ben Batabe Assorow, Ambasciatore presso la Santa Sede
Nel maggio 1980, Giovanni Paolo II atterrò ad Accra come “pellegrino di pace”, nell’anno in cui la Chiesa cattolica in Ghana celebrava il centenario della propria missione evangelizzatrice. Quarantacinque anni dopo, quella visita continua a orientare il modo in cui il Ghana racconta se stesso: un Paese dove chiese e moschee condividono lo stesso isolato, dove i funerali riuniscono famiglie di fedi diverse attorno allo stesso lutto, e dove la memoria degli antenati resta un linguaggio comune anche a chi non la riconosce più come religione.
Ne abbiamo parlato con S.E. Ben Batabe Assorow, Ambasciatore del Ghana presso la Santa Sede, che nel novembre 2025 ha presentato le proprie Lettere Credenziali a Papa Leone XIV, succedendo a una linea diplomatica che affonda le radici nel 1975, anno di avvio delle relazioni tra Accra e il Vaticano, e che dal 2013 si è consolidata in una missione residente a Roma.
Diplomatico ma anche testimone di una spiritualità stratificata, l’Ambasciatore Assorow guida PilgriMaps in un itinerario che attraversa Accra, la regione del Volta e l’Ashanti, tra grotte mariane, cattedrali e la memoria ancora viva del passaggio di un Papa venuto, come disse lui stesso, non da capo religioso del mondo ma da pellegrino.
- PilgriMaps: La visita di Giovanni Paolo II in Ghana nel 1980 è ancora profondamente presente nella memoria del Paese. A più di quattro decenni di distanza, che cosa rappresenta oggi quell’evento e in che modo se ne conserva la memoria, attraverso i racconti, la liturgia, i luoghi?
La visita di San Giovanni Paolo II in Ghana nel maggio 1980 rimane un momento importante nella storia della Chiesa cattolica del Paese. A renderla particolarmente significativa è il fatto che coincise con le celebrazioni per il centenario della missione evangelizzatrice della Chiesa cattolica in Ghana. Non venne semplicemente come leader religioso mondiale ma, secondo le sue stesse parole, come pellegrino di pace.
Il ricordo della sua visita sopravvive in diversi modi. Per la generazione più anziana, che fu testimone di quell’evento, è ancora una storia viva. Le persone ricordano le folle, l’entusiasmo e l’esperienza straordinaria di vedere il Santo Padre sul suolo ghanese. Le generazioni più giovani hanno invece ereditato quella memoria attraverso le fotografie, la storia della Chiesa, i racconti familiari e le istituzioni e i luoghi cattolici associati al suo nome.
La sua visita lo portò nelle grandi città di Accra e Kumasi. Ad Accra celebrò la Messa in Independence Square e incontrò la comunità cattolica, i rappresentanti delle altre tradizioni cristiane e i leader musulmani. A Kumasi, il suo incontro con i catechisti fu particolarmente significativo, perché i catechisti avevano svolto un ruolo indispensabile nella prima evangelizzazione del Ghana.
Per questo, a più di quattro decenni di distanza, quel ricordo non è semplicemente nostalgia. Rappresenta un momento in cui la Chiesa universale incontrò visibilmente la Chiesa locale del Ghana. Ci ricorda inoltre che il cattolicesimo ghanese è, allo stesso tempo, profondamente africano e pienamente parte della comunione cattolica universale.
The hillside where the Asantehene and the Virgin met: Buoho Grotto
Un importante monumento eretto in sua memoria è la statua in ottone che si trova presso il National Catholic Secretariat, l’organo amministrativo della Conferenza Episcopale del Ghana.
- PilgriMaps: Quale luogo di pellegrinaggio in Ghana racchiude, secondo lei, la storia più significativa? E che cosa dovrebbe conoscere un visitatore prima di arrivarvi, per comprenderne davvero il significato e non limitarsi semplicemente ad ammirarne la bellezza?
Si potrebbero citare diversi luoghi, ma vorrei richiamare l’attenzione sul Santuario di Santa Maria a Buoho, popolarmente conosciuto come Grotta di Buoho, nella regione dell’Ashanti.
La sua importanza va oltre la bellezza fisica e la serenità dell’ambiente. Il santuario risale alle prime fasi dello sviluppo del cattolicesimo in Ghana ed è diventato un luogo in cui generazioni di cattolici si sono recate per pregare, vivere la devozione mariana, partecipare a ritiri e compiere pellegrinaggi.
Consiglierei però vivamente anche la Grotta di Nostra Signora di Lourdes a Kpando-Agbenoxoe, nella regione del Volta. È diventata un importante centro di spiritualità mariana, dove i pellegrini arrivano per partecipare alla Messa, confessarsi, vivere l’adorazione eucaristica, recitare il Rosario e percorrere la Via Crucis.
Un visitatore dovrebbe quindi resistere alla tentazione di avvicinarsi a questi luoghi come se fossero semplicemente attrazioni turistiche. Il modo migliore per comprendere un santuario è fare silenzio e osservare come le persone si comportano. Guardate una madre che prega in silenzio per la propria famiglia. Osservate un giovane inginocchiato davanti al Santissimo Sacramento. Percorrete la Via Crucis. Sedetevi in silenzio sotto gli alberi.
L’architettura e il paesaggio possono attrarvi, ma è la preghiera accumulata da generazioni a conferire a un luogo sacro il suo significato più autentico.
- PilgriMaps: Tra i luoghi sacri del Ghana, ce n’è uno al quale è particolarmente legato, un luogo che per lei ha un significato che va oltre la sua importanza religiosa o storica?
Per me, ciò che rende significativo un luogo sacro non è necessariamente la sua grandezza o la sua popolarità, ma gli incontri che vi avvengono.
Sono particolarmente attratto dalle grotte mariane, perché creano una particolare atmosfera di silenzio che a volte può essere difficile trovare nella vita quotidiana. Luoghi come Kpando-Agbenoxoe mi ricordano che il pellegrinaggio è fondamentalmente un viaggio interiore. Si possono percorrere molti chilometri per raggiungere un santuario, ma spesso la distanza più importante è quella tra la mente e il cuore.
L’architettura e il paesaggio possono attrarvi, ma è la preghiera accumulata da generazioni a conferire a un luogo sacro il suo significato più autentico.
C’è qualcosa di potente nel vedere persone che arrivano portando con sé pesi diversi: difficoltà familiari, gratitudine, dolore, incertezza o semplicemente il desiderio di incontrare Dio. In un santuario, tutte queste storie individuali diventano parte di un’unica comunità di preghiera.
Per me è questo a conferire a tali luoghi un significato che va oltre la loro denominazione ufficiale.
- PilgriMaps: La liturgia cattolica in Ghana ha una forte dimensione comunitaria, fatta di musica, ritmo e partecipazione. Che cosa vive un pellegrino entrando in una chiesa ghanese, e che cosa rende questa esperienza diversa da quella che potrebbe vivere in una cattedrale a Roma o in un santuario come Lourdes?
Un pellegrino che partecipa alla Messa in Ghana scopre rapidamente che il culto coinvolge la persona nella sua interezza.
Ci sono musica, ritmo, movimento, colore e un fortissimo senso di comunità. Tamburi e altri strumenti tradizionali possono accompagnare la liturgia e il canto raramente è qualcosa che viene eseguito da un coro mentre tutti gli altri si limitano ad ascoltare. L’assemblea partecipa, garantendo così una partecipazione piena, attiva e consapevole di tutti.

In molte comunità ghanesi, quando cantiamo, il corpo viene coinvolto naturalmente. Quando celebriamo, celebriamo insieme. Quando siamo in lutto, viviamo il lutto insieme.
Questo conferisce alla spiritualità cattolica ghanese un carattere comunitario molto particolare. Una cattedrale o una basilica a Roma possono trasmettere al pellegrino un profondo senso della storia e dell’universalità. Lourdes può offrire uno straordinario silenzio e una profonda devozione mariana. Il Ghana offre qualcosa di complementare: un’esperienza della fede espressa attraverso la vitalità di una comunità africana.
Questo non rende la fede cattolica in Ghana meno universale. Al contrario, dimostra qualcosa di molto bello del cattolicesimo: la stessa Eucaristia può essere celebrata a Roma, a Lourdes, ad Accra o in un piccolo villaggio ghanese, permettendo al tempo stesso a ogni cultura di portare nel culto i propri doni autentici.
- PilgriMaps: Il Ghana viene spesso raccontato come un Paese in cui fedi diverse riescono a convivere in modo particolarmente armonioso. Dove si vede concretamente questa convivenza? Esistono luoghi, rituali o momenti della vita comunitaria in cui la tradizione cattolica, quella musulmana e quella akan si incontrano o entrano in dialogo?
Una delle caratteristiche più notevoli del Ghana è che la differenza religiosa non implica necessariamente distanza sociale.
In Ghana si è sviluppata una cultura in cui la fede religiosa e il buon vicinato possono coesistere..
Una chiesa e una moschea possono servire persone che vivono nello stesso quartiere. Cristiani e musulmani lavorano insieme, frequentano le stesse scuole, appartengono alle stesse famiglie allargate e partecipano reciprocamente alle occasioni sociali più importanti.
Questa sovrapposizione diventa particolarmente evidente durante i funerali, le feste e gli eventi comunitari. Un musulmano può partecipare al funerale di un vicino cristiano e un cristiano può sostenere una famiglia musulmana durante un lutto. Le autorità tradizionali possono presiedere cerimonie comunitarie alle quali partecipano allo stesso modo cristiani e musulmani.
Questa convivenza non significa che le differenze teologiche scompaiano. Rimangono. Ma il Ghana ha generalmente sviluppato una cultura nella quale convinzione religiosa e buon vicinato possono coesistere.
È interessante ricordare che durante la visita di San Giovanni Paolo II nel 1980 il Papa volle deliberatamente incontrare i leader musulmani ad Accra e parlò di cristiani e musulmani chiamati a vivere come vicini nel rispetto reciproco. Questa rimane una visione importante per il Ghana di oggi.
- PilgriMaps: Prima dell’arrivo del cristianesimo e dell’islam, il Ghana aveva già una ricca tradizione spirituale, fatta di boschi sacri, santuari ancestrali e celebrazioni legate ai cicli della natura. Quanto di questa eredità è ancora presente nella vita quotidiana dei ghanesi, anche tra chi oggi si riconosce nella fede cristiana o musulmana?
La spiritualità tradizionale rimane profondamente radicata nella vita culturale ghanese, talvolta in forme che le persone non identificano immediatamente come religiose.
La nostra concezione della famiglia, degli antenati, dell’autorità dei capi tradizionali, dei funerali, del matrimonio, delle cerimonie di imposizione del nome, delle feste e persino del rapporto con la terra conserva elementi ereditati dalle visioni tradizionali ghanesi del mondo.
Le feste sono particolarmente importanti. In tutto il Ghana, le celebrazioni mettono in relazione le comunità con le storie delle migrazioni, i raccolti, gli antenati, le autorità tradizionali e determinati avvenimenti storici. Anche cristiani e musulmani che non partecipano al culto tradizionale possono identificarsi profondamente con il patrimonio culturale rappresentato da queste feste.
Il pellegrino scopre gradualmente che il cristianesimo è di per sé un pellegrinaggio. Siamo persone in cammino.
Il rispetto per gli antenati è un altro esempio. Per molti ghanesi, ricordare coloro che ci hanno preceduto è fondamentale per comprendere chi siamo. Il cristianesimo ha naturalmente trasformato il modo in cui i cristiani interpretano la dimensione spirituale di questo rapporto, ma l’importanza degli antenati e della memoria comunitaria rimane.
Esiste inoltre la concezione tradizionale secondo cui la terra è molto più di un bene economico. La terra porta con sé storia, identità e responsabilità.
Perciò, sebbene oggi il Ghana sia in larghissima maggioranza cristiano e musulmano, l’immaginario religioso più antico non è semplicemente scomparso. Sotto molti aspetti continua a costituire parte del vocabolario culturale attraverso il quale i ghanesi comprendono la comunità, l’appartenenza e il sacro.
- PilgriMaps: Ha mai assistito a una festa, a un rito funebre o a una celebrazione tradizionale in cui ghanesi di fedi diverse si siano ritrovati insieme, condividendo lo stesso spazio e lo stesso legame con la propria terra? Che cosa le ha fatto comprendere quell’esperienza?
Questo è forse più evidente durante i funerali ghanesi e le feste tradizionali.
A un funerale si possono trovare insieme cattolici, protestanti, pentecostali, musulmani e persone che si identificano fortemente con la religione tradizionale. Possono pregare in modi diversi, ma sono lì per la stessa ragione: accompagnare una famiglia e onorare la vita di una persona appartenuta alla loro comunità.
Le feste tradizionali ne offrono un altro esempio molto significativo. Una celebrazione può avere origini legate a pratiche religiose ancestrali o tradizionali e tuttavia, oggi, riunire un’intera città indipendentemente dall’appartenenza religiosa.
Questo mi rivela che l’identità ghanese possiede uno strato più profondo dell’appartenenza religiosa individuale. Ci percepiamo come parte di famiglie, comunità e di una terra con una storia condivisa.
Questo non cancella le nostre differenze religiose. Ci offre piuttosto uno spazio comune nel quale tali differenze possono convivere.
Forse è proprio questa una delle lezioni silenziose che il Ghana può offrire al mondo: non è necessario credere esattamente in ciò in cui crede il proprio vicino per riconoscere che quel vicino appartiene alla nostra stessa comunità.
- PilgriMaps: In molte culture il pellegrinaggio, l’atto fisico del camminare o del viaggiare verso un luogo sacro conta quanto la destinazione stessa. Vale anche per la tradizione ghanese?
Assolutamente sì. Il viaggio stesso può diventare una forma di preghiera.
I pellegrinaggi cattolici in Ghana coinvolgono spesso gruppi che viaggiano insieme provenendo da parrocchie, diocesi, movimenti giovanili o associazioni religiose. Il viaggio può iniziare molto presto al mattino o persino durante la notte. Lungo il percorso si recita il Rosario, si cantano inni, si condivide il cibo e si ascoltano riflessioni spirituali.
Anche una volta raggiunto il luogo di pellegrinaggio può esserci una componente di movimento fisico: processioni, il percorso della Via Crucis, processioni del Rosario oppure il passaggio in preghiera da un luogo devozionale all’altro.
Camminare assume un significato particolare perché un pellegrinaggio dovrebbe costarci qualcosa. Ci sono la stanchezza, il caldo, la polvere, l’attesa e i disagi. Tutto questo diventa parte dell’esperienza spirituale.
Il pellegrino scopre gradualmente che il cristianesimo stesso è un pellegrinaggio. Siamo un popolo in cammino. Arrivare al santuario è quindi importante, ma ciò che accade lungo la strada può esserlo altrettanto.
- PilgriMaps: Come viene trasmessa ai bambini ghanesi questa identità religiosa stratificata, cattolica, musulmana, tradizionale? Attraverso il racconto, il rito, la famiglia, o qualcos’altro ancora?
Direi attraverso tutti questi elementi, ma soprattutto attraverso la famiglia e la partecipazione alla vita della comunità. Un bambino ghanese impara la propria cultura non tanto da un libro di testo quanto attraverso la presenza.
Si partecipa ai funerali. Si torna al proprio luogo d’origine per le feste. Si ascoltano i nonni quando parlano. Si imparano i saluti e i proverbi. Si osserva come vengono trattati gli anziani. Si va in chiesa o in moschea con i genitori. Si apprendono le storie della propria città o del proprio villaggio e, con il tempo, si scopre perché esistono determinate usanze.
Per i bambini cattolici, la formazione avviene anche attraverso la parrocchia, la Messa domenicale, il catechismo, le scuole cattoliche, i gruppi giovanili, il servizio all’altare e altre associazioni.
Se venite in Ghana cercando solo edifici sacri, vi perderete alcuni luoghi interessanti. Se invece venite preparati a incontrare la gente del posto, inizierete a comprendere la spiritualità del Ghana..
Ma l’aspetto interessante è che queste identità non vengono sempre tenute in compartimenti separati. Un bambino cattolico può crescere conoscendo anche la storia tradizionale del proprio clan. Un bambino musulmano può partecipare culturalmente a una festa tradizionale senza compromettere la propria identità islamica.
L’identità ghanese si sviluppa quindi per strati: famiglia, fede, etnia, lingua, comunità e nazione. La narrativa rimane particolarmente importante perché le storie trasmettono valori. Quando un anziano ti racconta da dove viene il tuo popolo, quella storia ti sta anche dicendo chi sei.
- PilgriMaps: Se un lettore di PilgriMaps avesse esattamente una settimana per vivere a pieno la spiritualità del Ghana , cattolica, musulmana e ancestrale, dove lo manderebbe in primo luogo, e perché proprio lì?
Gli direi di non trascorrere l’intera settimana spostandosi da un monumento all’altro. Il carattere spirituale del Ghana si trova nelle persone tanto quanto negli edifici.
Comincerei da Accra, perché la capitale introduce immediatamente alla diversità religiosa del Ghana contemporaneo. Visitate la Cattedrale dello Spirito Santo e sperimentate la vita cattolica della capitale. Entrate in contatto con la comunità musulmana e osservate come moschee e chiese convivano nella vita della stessa città. Ricordate inoltre che Independence Square fu il luogo della grande celebrazione eucaristica di San Giovanni Paolo II durante la sua visita del 1980.
Da Accra mi dirigerei verso la regione del Volta e Kpando-Agbenoxoe, dove la grotta mariana offre un’atmosfera completamente diversa: silenziosa, raccolta e contemplativa. Trascorrete del tempo lì, invece di limitarvi a scattare fotografie.
Proseguirei poi verso Kumasi, nella regione dell’Ashanti. Kumasi è imprescindibile perché permette al visitatore di comprendere il rapporto tra il cristianesimo e una delle culture tradizionali più influenti del Ghana. Visitate una comunità cattolica, entrate in contatto con le istituzioni tradizionali della società Asante e, se possibile, visitate la Grotta di Buoho.
Ma riserverei una parte del viaggio a qualcosa che non sempre può essere inserito in un itinerario turistico: un’esperienza all’interno di una comunità ghanese.
Partecipate alla Messa della domenica. Sedetevi con una famiglia. Visitate, quando appropriato, un’autorità tradizionale. Se c’è una festa, osservatela con rispetto. Mangiate con le persone. Ascoltate le loro storie.
Perché se venite in Ghana cercando soltanto edifici sacri, scoprirete luoghi interessanti. Ma se venite disposti a incontrare le persone, comincerete a comprendere la spiritualità del Ghana.
La trama spirituale del Ghana si trova, in definitiva, nell’incontro tra fede, comunità, memoria, ospitalità e la terra stessa. È questo il Ghana che vorrei incontrasse un pellegrino.
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