Quindici chilometri a nord-est di Kumasi, là dove la strada comincia a salire e la città si dirada lasciando spazio a piccoli appezzamenti agricoli e affioramenti di granito, una collina domina il villaggio ghanese di Buoho. Gradini ricavati nella pietra locale risalgono il pendio attraverso giardini di vegetazione autoctona fino a una cavità scavata nella roccia. All’interno, nell’oscurità della collina, si trova una statua della Madonna di Lourdes. All’esterno, nelle giornate limpide, si distingue in lontananza il profilo di Kumasi.
È il St. Mary’s Sanctuary Buoho Grotto, il più importante luogo di pellegrinaggio cattolico della Regione Ashanti, in Ghana, e teatro di una delle storie più straordinarie di fede, storia asante e devozione mariana dell’Africa occidentale.
Un sacerdote, un pellegrinaggio e una visione
La storia di Buoho comincia da un uomo: il reverendo padre Daniel Tawiah Yesereh, il primo asante a essere ordinato sacerdote cattolico. Era cresciuto nel cuore della regione Ashanti negli anni dell’amministrazione coloniale britannica, si era formato nella tradizione missionaria cattolica e aveva trascorso la propria vita sacerdotale nella terra del suo stesso popolo.

Nel 1948 padre Tawiah Yesereh guidò un pellegrinaggio a una grotta di Egyam, vicino a Takoradi, sulla costa della Regione Occidentale del Ghana. Ciò che vide — un semplice santuario nella roccia, i fedeli riuniti, il silenzio di un luogo separato dalla vita ordinaria — gli suggerì un’idea. La Regione Ashanti non possedeva un santuario simile. Kumasi, seconda città del Ghana e sede del potere reale asante, non aveva una grotta mariana. L’avrebbe costruita lui.
La scelta del luogo non era secondaria. Il paesaggio collinare di Buoho, gli affioramenti di granito e le naturali formazioni rocciose del pendio offrivano esattamente ciò che padre Tawiah cercava: un luogo in cui una grotta potesse nascere dalla terra stessa, anziché essere semplicemente sovrapposta al paesaggio.
Il dono dell’Asantehene
Ciò che accadde in seguito è il particolare che distingue Buoho da quasi ogni altro santuario dell’Africa occidentale.
Nel 1949, il terreno destinato al santuario fu donato dall’Asantehene Otumfuo Sir Nana Agyeman Prempeh II. L’Asantehene — sovrano supremo del popolo asante, custode dello Sgabello d’Oro e una delle più autorevoli figure tradizionali dell’intera Africa subsahariana — donò dunque la terra sulla quale sarebbe sorto un santuario cattolico.
Per comprendere la portata di questo gesto è necessario fare un passo indietro. Il regno asante fu uno dei grandi imperi precoloniali dell’Africa occidentale, costruito sull’oro, sulla noce di cola e sull’abilità militare dei suoi fondatori alla fine del XVII secolo. La sua capitale, Kumasi, era una città di palazzi, mercati e spazi rituali molto prima dell’arrivo degli inglesi. L’Asantehene non era — e non è tuttora — una figura esclusivamente politica, ma anche sacrale: rappresenta il legame vivente tra il popolo asante e i suoi antenati, incarnando un’autorità spirituale che precede di secoli l’arrivo del cristianesimo sulla Costa d’Oro.

Quando Otumfuo Prempeh II donò la collina di Buoho a un sacerdote cattolico che desiderava costruirvi un santuario mariano, compì dunque un gesto che andava ben oltre il semplice mecenatismo. Riconosceva che quella nuova fede, ormai profondamente radicata tra la sua gente, meritava una propria geografia sacra — e che sarebbe stato proprio lui, custode della più antica geografia sacra asante, a offrirle uno spazio.
Il rilevamento del terreno donato fu successivamente supervisionato dal suo successore, l’Asantehene Otumfuo Opoku Ware II. Il legame tra il trono asante e il santuario di Buoho passò così da un Asantehene all’altro, consolidando la natura del luogo come qualcosa di più di un semplice progetto missionario.
Otto mesi su una collina
I lavori iniziarono nei primi mesi del 1949. Padre Tawiah Yesereh svolse il ruolo di progettista, seguendo direttamente la costruzione, alla quale parteciparono lavoratori locali e sacerdoti. Con strumenti essenziali e materiali reperibili sul posto realizzarono una semplice grotta scavata nella roccia, una Via Crucis e un altare sul pendio vicino a Buoho. I fondi provennero dalle donazioni di cattolici e non cattolici della Costa d’Oro, oltre che da sostenitori all’estero.
I lavori furono completati in otto mesi. Il santuario venne solennemente consacrato il 12 novembre 1949, durante una cerimonia presieduta dal vicario apostolico Hubert Paulissen e alla quale parteciparono circa 20.000 persone. Per un luogo rurale, privo di strade asfaltate e raggiungibile a piedi o con i pochi mezzi di trasporto che i fedeli riuscivano a organizzare, quella cifra racconta da sola una storia. Gli asante attendevano un luogo come questo.
Nel 1950 il santuario ricevette una benedizione papale in occasione della visita del legato pontificio, monsignor David Mathew, giunto per partecipare a un Congresso eucaristico insieme a rappresentanti del clero internazionale.

Un difficile passaggio intermedio
I primi anni del santuario ebbero anche le loro ombre. Dopo la consacrazione, padre Tawiah Yesereh entrò in contrasto con le autorità ecclesiastiche e, dopo il 1950, venne sospeso. Seguì un periodo di declino delle attività della grotta, mantenute vive soltanto da alcuni fedeli sostenitori e dai sacerdoti che continuavano a visitarla. Un tentativo di reintegrarlo nel 1962 non ebbe successo.
È una di quelle ironie della storia ecclesiastica: l’uomo che aveva immaginato, finanziato e costruito il santuario si ritrovò separato dalla propria opera proprio negli anni che avrebbero dovuto rappresentarne il compimento. I fedeli che continuarono a raggiungere Buoho in quel periodo — e continuarono davvero a farlo — mantennero viva la sua visione anche in sua assenza.
Nel 1970, sotto il vescovo di Kumasi Peter Kwasi Sarpong, la sospensione di padre Tawiah venne revocata ed egli fu nuovamente nominato direttore del santuario. Il luogo conobbe così una nuova fase di sviluppo, con il rinnovamento delle strutture, tra cui le stazioni della Via Crucis, e cominciò ad attirare visitatori di diversa appartenenza religiosa, compresi protestanti e musulmani.
È un dettaglio che merita attenzione: una grotta mariana cattolica nel cuore della terra asante capace di richiamare pellegrini oltre i confini confessionali, nello stesso spirito di convivenza religiosa che da tempo caratterizza la vita spirituale del Ghana.

Il pellegrinaggio oggi
La festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il 15 agosto, rappresenta il momento culminante del calendario annuale. Veglie notturne e celebrazioni eucaristiche richiamano numerosi pellegrini per momenti di preghiera comunitaria e devozione alla Madonna. La ricorrenza assume una particolare risonanza in Ghana, dove la devozione mariana è profondamente radicata sia nelle comunità cattoliche sia, più in generale, nel mondo cristiano, e dove il ritmo dell’anno liturgico viene vissuto tanto attraverso il corpo e i gesti quanto attraverso la preghiera.
Durante tutto l’anno il santuario accoglie singoli fedeli e gruppi parrocchiali, partecipanti a ritiri spirituali, comunità religiose, seminaristi e religiose. Il luogo ospita esercizi spirituali, ritiri per sacerdoti e laici e incontri di associazioni e movimenti.
Al centro della vita devozionale rimane il Rosario, proprio come agli inizi: fu infatti la profonda e costante devozione personale di padre Tawiah al Rosario a costituire il motore spirituale dell’intero progetto.
La salita fisica verso la grotta ha sempre fatto parte dell’esperienza. I gradini, la pendenza, lo sforzo necessario per raggiungere la cavità nella roccia non sono elementi secondari, ma parte integrante di ciò che il santuario chiede ai suoi pellegrini. Si arriva alla meta dopo aver compiuto qualcosa con il corpo, non soltanto con la mente.
Terra asante, devozione universale

Ciò che rende Buoho un luogo di pellegrinaggio così particolare è proprio la sovrapposizione di mondi che rappresenta.
Il paesaggio asante — le colline di granito, la vegetazione autoctona, le tonalità ocra della terra lateritica — offre lo scenario fisico. L’autorità tradizionale dell’Asantehene mise a disposizione la terra. Un sacerdote di origine asante ebbe la visione. E la forma scelta fu quella di Lourdes, una grotta dei Pirenei francesi dove, nel 1858, la figlia di un mugnaio ebbe una visione e dove da allora continuano ad arrivare pellegrini da tutto il mondo.
Non sono contraddizioni. Sono, piuttosto, la trama caratteristica del cattolicesimo dell’Africa occidentale: una fede arrivata attraverso i missionari, accolta e reinterpretata dalle popolazioni che l’hanno fatta propria e oggi espressa attraverso forme che, esattamente in questo modo, non potrebbero esistere altrove.
L’Asantehene che donò la collina di Buoho aveva compreso qualcosa della geografia sacra che la stessa storia della Chiesa conferma: i luoghi santi appartengono alla terra tanto quanto alla tradizione.
Il santuario nato da quella terra donata appartiene a entrambe.
La Buoho Grotto si trova nel villaggio di Buoho, nel distretto di Afigya-Kwabre South, a circa 15 chilometri a nord-est di Kumasi. Appartiene alla diocesi cattolica di Konongo-Mampong. Il santuario è visitabile durante tutto l’anno; il principale pellegrinaggio si svolge in occasione della festa dell’Assunzione, il 15 agosto.
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