Intervista al Rev. Dr. Sinclair Bugeja
I capitoli 27 e 28 degli Atti degli Apostoli raccontano una delle traversate più drammatiche del Mediterraneo. Prigioniero in viaggio da Cesarea verso Roma, l’apostolo Paolo sopravvive a due settimane di tempeste, al naufragio su una costa sconosciuta, al morso di una vipera e a tre mesi di permanenza forzata su un’isola i cui abitanti accolgono i naufraghi con quella che Luca definisce philanthropia, una straordinaria benevolenza verso gli stranieri. Quell’isola è Malta.
Quel breve episodio biblico ha avuto conseguenze che nessuno dei passeggeri della nave granaria avrebbe potuto immaginare. Ha consacrato Malta come luogo paolino, ha inserito l’arcipelago negli itinerari del pellegrinaggio cristiano e ha offerto a una piccola isola del Mediterraneo centrale un racconto delle proprie origini che continua a plasmarne l’identità religiosa da quasi duemila anni.
Ha inoltre regalato ai pellegrini qualcosa che i grandi centri della missione paolina — Corinto, Efeso e Roma — difficilmente possono offrire: l’incontro con Paolo non come apostolo, autore di lettere o grande stratega missionario, ma come uomo sopravvissuto a un naufragio, completamente dipendente dalla generosità degli sconosciuti.

Il Rev. Dr. Sinclair Bugeja è tra gli studiosi che hanno riflettuto con maggiore profondità su come quel racconto evangelico si traduca oggi in un’esperienza viva di pellegrinaggio. Abbiamo parlato con lui dei luoghi paolini di Malta, del delicato equilibrio tra archeologia e devozione e di ciò che rende unica l’esperienza maltese per chi percorre le vie di San Paolo nel Mediterraneo.
- Il racconto degli Atti degli Apostoli ha influenzato Malta ben oltre la dimensione religiosa. Quale ruolo ha avuto nella costruzione dell’identità maltese?
Il racconto di Luca non si limita a collocare Paolo in un preciso luogo geografico; presenta Malta come uno spazio di incontro provvidenziale, caratterizzato dalla philanthropia, cioè dalla “straordinaria gentilezza” dei suoi abitanti. Questa impostazione biblica ha inciso profondamente sullo sviluppo storico di Malta come destinazione paolina.
Fin dall’Alto Medioevo il racconto del naufragio è entrato nella storiografia locale, nella liturgia e nell’identità civica dell’isola.
I Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni contribuirono in modo decisivo a rafforzare la devozione paolina. Promossero la costruzione di chiese nei luoghi tradizionalmente associati alla permanenza di Paolo, favorirono la diffusione della letteratura devozionale dedicata all’Apostolo e istituzionalizzarono la commemorazione del naufragio con la festa nazionale del 10 febbraio.
In epoca contemporanea questa narrazione è stata valorizzata anche nell’ambito del patrimonio culturale e del turismo, trasformando Malta non semplicemente in una tappa del viaggio di Paolo, ma in un luogo emblematico dell’intervento della Provvidenza e dell’ospitalità tra popoli diversi.
Il naufragio rappresenta quindi il punto attraverso il quale Malta racconta le proprie origini cristiane, la propria identità mediterranea e il proprio ruolo nell’attuale rete internazionale dei pellegrinaggi.
- Quali sono i principali luoghi paolini e come si è evoluto il loro significato nel tempo?
Due siti sono diventati i principali punti di riferimento della memoria paolina: La Baia di San Paolo (St Paul’s Bay), tradizionalmente identificata come il luogo del naufragio. La Grotta di San Paolo a Rabat, legata alla predicazione e al ministero dell’Apostolo durante i tre mesi trascorsi sull’isola.
La Baia di San Paolo ha rappresentato per secoli il principale riferimento geografico del racconto biblico. Negli ultimi decenni, tuttavia, è stata reinterpretata attraverso percorsi costieri, studi di archeologia marittima e nuovi strumenti di valorizzazione turistica. Da luogo prevalentemente devozionale è diventata uno spazio in cui memoria biblica, patrimonio naturale e turismo esperienziale convivono.
Sono emerse nuove forme di pellegrinaggio, plasmate dalla mobilità globale, dall’interesse ecumenico per Paolo e dall’ascesa del turismo religioso.
La Grotta di San Paolo, invece, ha conservato una vocazione maggiormente spirituale. Fin dal Medioevo è venerata come il luogo della predicazione e dei miracoli dell’Apostolo. Oggi è contemporaneamente santuario locale, simbolo nazionale delle origini cristiane di Malta e meta internazionale inserita nei grandi itinerari paolini che collegano Gerusalemme, Damasco, Efeso e Roma.
L’evoluzione di questi luoghi riflette una tendenza più ampia: il passaggio da una devozione locale a un pellegrinaggio di respiro internazionale.
- In che modo i pellegrini di oggi vivono queste tradizioni? Esiste una tensione tra continuità e innovazione?
Il pellegrinaggio contemporaneo ai luoghi paolini di Malta nasce dall’incontro tra forme devozionali antiche e nuove modalità di vivere l’esperienza spirituale. Le pratiche tradizionali — come le processioni, gli ex voto e la festa del 10 febbraio — continuano a occupare un ruolo centrale nella vita religiosa maltese.
Accanto ad esse si sono sviluppate nuove modalità di pellegrinaggio, favorite dalla mobilità internazionale, dall’interesse ecumenico per San Paolo e dalla crescita del turismo religioso. Tra queste troviamo: itinerari tematici dedicati all’Apostolo; cammini rivolti ai giovani; esperienze che uniscono studio biblico, patrimonio culturale e contemplazione.
La continuità emerge dalla costante centralità di Paolo come fondatore della Chiesa maltese. L’innovazione si manifesta invece nell’uso di guide digitali, strumenti multilingue e nella rilettura del naufragio alla luce di temi contemporanei come le migrazioni, i rischi del mare e l’incontro tra culture.
- Le recenti ricerche archeologiche hanno rimesso in discussione alcune identificazioni tradizionali dei luoghi paolini. Come viene gestito questo rapporto tra ricerca scientifica e devozione?
Le ricerche degli ultimi anni — soprattutto nell’ambito dell’archeologia marittima, della topografia romana e dello studio della navigazione antica — hanno reso più articolata la discussione sull’esatta localizzazione dei luoghi descritti negli Atti degli Apostoli.
Gli studi sugli antichi approdi, sull’evoluzione della costa e sugli insediamenti romani hanno arricchito il contesto storico del racconto senza necessariamente smentire le tradizioni devozionali. Oggi musei, siti archeologici e visite guidate cercano di mantenere un equilibrio tra approccio scientifico e dimensione religiosa.
Per i pellegrini che percorrono gli itinerari di Paolo, Malta offre un incontro con l’apostolo non come stratega missionario o epistolare, ma come viaggiatore vulnerabile.
Gli Atti degli Apostoli vengono presentati sia come testo teologico sia come racconto di viaggio inserito in un preciso contesto storico.
Parallelamente, i responsabili dei santuari e le autorità ecclesiastiche continuano a custodire le identificazioni tradizionali, preservandone il significato spirituale.
Ne nasce una lettura “a più livelli”, nella quale ricerca storica e geografia sacra convivono, permettendo ai visitatori di confrontarsi sia con la dimensione accademica sia con quella della fede.
- All’interno della rete dei pellegrinaggi paolini del Mediterraneo — Corinto, Efeso, Roma, Antiochia — quale contributo specifico offre Malta?
Nel panorama dei luoghi paolini del Mediterraneo, Malta occupa una posizione assolutamente originale. Questa specificità emerge anche dalla sua integrazione nelle grandi reti europee dei cammini.
Attraverso realtà come XirCammini e PilgriMaps, i siti paolini maltesi vengono inseriti in itinerari internazionali che facilitano l’orientamento dei pellegrini, promuovono percorsi storicamente documentati e collocano Malta come nodo fondamentale della mobilità spirituale europea.
A differenza dei grandi centri della missione paolina, Malta rappresenta un momento di passaggio e di crisi nel viaggio dell’Apostolo: il luogo del naufragio, del soccorso, dell’ospitalità e di un ministero nato in modo del tutto inatteso. È proprio questo a conferire all’esperienza maltese una particolare profondità narrativa e spirituale.
Chi percorre le vie di San Paolo incontra qui non tanto il teologo o il missionario, ma un uomo vulnerabile, il cui destino dipende contemporaneamente dalla Provvidenza divina e dalla bontà degli esseri umani. Inoltre, la geografia compatta dell’arcipelago permette di vivere un’esperienza estremamente integrata: i principali luoghi del pellegrinaggio si trovano a breve distanza gli uni dagli altri.
È questa continua interazione tra testo biblico, devozione vissuta e paesaggio reale a rendere Malta una tappa unica all’interno della rete dei pellegrinaggi mediterranei e a spiegare il suo fascino duraturo per studiosi, pellegrini e viaggiatori alla ricerca di un’esperienza spirituale autentica.
Il Rev. Dr. Sinclair Bugeja è uno studioso specializzato nel patrimonio paolino e nei pellegrinaggi del Mediterraneo con sede a Malta. Il Camino Maltés, che prende avvio dalla Grotta di San Paolo a Rabat, collega Malta alla rete del Cammino di Santiago attraversando la Sicilia, la Sardegna e la Spagna. Su PilgriMaps è disponibile una guida completa dedicata al Camino Maltés.
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