Immaginate di trovarvi sul litorale Maltese, quando il sole del Mediterraneo inizia a calare e l’orizzonte si colora con mille gradazioni d’azzurro, rosa, arancio. E mentre il cielo è un trionfo di colori, le campane delle chiese annunciano la festa dell’Assunzione. E’ il 15 agosto. Ma c’è qualcos’altro di straordinario che accade nelle acque cristalline dell’arcipelago: è l‘inizio della stagione del lampuki, la “dorada maltese” che da millenni rappresenta il pesce iconico delle comunità insulari.
L’enigmatico Coryphaena hippurus
Il lampuki, conosciuto scientificamente come Coryphaena hippurus e chiamato mahi-mahi nelle Hawaii, dorada in Sudamerica e dolphinfish nei paesi anglofoni, è una delle specie più affascinanti del Mediterraneo. Il nome maltese “lampuki” deriva probabilmente dal siciliano “lampuga”, testimonianza delle profonde radici storiche condivise tra queste isole, così vicine.
Dal punto di vista tassonomico, questo pesce appartiene alla famiglia Coryphaenidae e il suo nome scientifico, coniato da Linneo nel 1758, deriva dal greco “koryphe” che significa “apice” o “sommità”, riferimento alla caratteristica fronte prominente dei maschi adulti. Si tratta di un pesce pelagico epipelagico che vive nelle acque superficiali degli oceani tropicali e subtropicali di tutto il mondo, prediligendo temperature superiori ai 19°C.
Le caratteristiche morfologiche del lampuki sono sorprendenti: un corpo compresso lateralmente con una lunga pinna dorsale che si estende quasi dalla testa alla coda, colorazioni sfolgoranti che vanno dal blu metallico al verde sui fianchi e al dorato brillante sui lati. Il dimorfismo sessuale è evidente: i maschi, a partire dai 50 centimetri di lunghezza, sviluppano una fronte verticale prominente che si protende sopra il corpo, mentre le femmine mantengono una testa più arrotondata e aerodinamica. Fuori dall’acqua, il pesce attraversa diverse tonalità di colore prima di sbiadire in un grigio-giallo opaco, dando origine al nome spagnolo “dorada” (dorato).

Una biologia straordinaria
Ciò che rende il lampuki particolarmente interessante per i biologi marini è il suo ciclo vitale accelerato. E’ infatti tra i pesci con il tasso di crescita più rapido: raggiunge la maturità sessuale già a 4-5 mesi di età e può vivere fino a 5 anni, anche se raramente supera i 4 anni. Gli esemplari catturati tipicamente pesano tra 7 e 13 chilogrammi con una lunghezza di circa un metro, sebbene siano stati documentati esemplari eccezionali oltre i 18 chilogrammi.
Il lampuki è un predatore vorace e velocissimo: può raggiungere velocità fino a 92 chilometri orari, utilizzando la sua coda biforcata come propulsore. La sua dieta è estremamente varia e include pesci volanti (Exocoetidae), sgombri, calamari, crostacei e zooplancton, posizionandolo ai vertici della catena alimentare pelagica.
Il fenomeno migratorio
La migrazione del lampuki attraverso le acque maltesi è un fenomeno ecologico di straordinaria precisione temporale. Dopo la deposizione delle uova nelle acque calde del Mediterraneo orientale, particolarmente al largo di Cipro, i giovani lampuki intraprendono un viaggio migratorio che li porta attraverso Malta e la Sicilia tra agosto e dicembre, proseguendo poi attraverso l’Atlantico verso le Americhe.
Questa migrazione è strettamente legata alla riproduzione. Il Mediterraneo occidentale, incluse le acque maltesi, costituisce un’importante area di riproduzione per la specie.
L’arte millenaria dei Kannizzati
La tecnica di pesca tradizionale maltese chiamata “kannizzati” rappresenta un esempio straordinario di conoscenza ecologica tramandata attraverso i secoli. Questo metodo, che alcuni storici ritengono risalga all’epoca romana circa 2000 anni fa, si basa su una profonda comprensione del comportamento etologico del lampuki.

I pescatori maltesi tagliano le fronde inferiori delle palme e le intrecciano in grandi zattere piatte che vengono trainate in mare aperto dalle tradizionali imbarcazioni colorate chiamate “luzzu”, caratterizzate da occhi dipinti sulla prua per allontanare la sfortuna. Queste zattere, ancorate al fondale marino, creano zone d’ombra sulla superficie dell’acqua. Il lampuki, che nuota vicino alla superficie e ha l’istinto di aggregarsi sotto oggetti galleggianti per ripararsi dal sole cocente (probabilmente una tattica di sopravvivenza sviluppata per evitare i delfini, predatori che evitano le zone d’ombra), si raduna sotto questi rifugi artificiali in grandi banchi.
La pesca avviene tipicamente dall’alba al tramonto. I pescatori si avvicinano alle zattere mantenendosi a 5-10 metri di distanza, trainando esche artificiali finché non catturano un esemplare, che viene lasciato appeso al lato della barca come richiamo per attrarre altri pesci. Quando il numero di lampuki raggruppati è sufficientemente grande, viene gettata una rete da circuizione per raccogliere il pescato. L’intera operazione richiede tra 15 e 20 minuti di coordinazione esperta.
Un patrimonio gastronomico e culturale
Per i maltesi, il lampuki è un marcatore identitario, un elemento che definisce l’autunno insulare. Nelle prime ore del mattino, durante la stagione, i venditori ambulanti attraversano le strade dei villaggi gridando “lampuki ħajjin” (lampuki vivo), vendendo il pesce fresco catturato poche ore prima direttamente dai furgoncini.
La cucina maltese ha sviluppato ricette tradizionali che celebrano questo pesce. La “torta tal-lampuki” (torta di lampuki) è forse la preparazione più iconica: un pasticcio di pasta sfoglia ripieno di lampuki, spinaci, olive, capperi, cipolle e pomodori, che combina influenze mediterranee e arabe in un unico piatto sostanzioso. Il “lampuki il-forn” vede il pesce cotto al forno con patate, olive, capperi, aglio e finocchio, mentre l'”aljotta” è una zuppa di pesce ricca e agrumata, tradizionalmente servita con il pane maltese.
Dal punto di vista nutrizionale, il lampuki è una fonte eccellente di proteine magre (circa 100 calorie e 1 grammo di grasso per porzione), ricco di vitamine del gruppo B (B3, B6, B12) e acidi grassi omega-3, rendendolo un alimento prezioso per la salute cardiovascolare e il benessere generale.
Sostenibilità e gestione
La sostenibilità della pesca del lampuki a Malta è regolamentata da normative europee e nazionali. La stagione ufficiale va dal 15 agosto alla fine di dicembre. Dal 2024, i pescatori ricreativi hanno un limite giornaliero di cattura di 10 chilogrammi o cinque lampuki, ciascuno di lunghezza superiore ai 35 centimetri.
Il metodo dei kannizzati è considerato ecologicamente sostenibile poiché causa disturbi minimi alla vita marina e consente una pesca selettiva. La domanda locale è così elevata che il lampuki catturato a Malta raramente viene esportato, rimanendo un privilegio quasi esclusivo delle comunità insulari e dei visitatori fortunati.
Un simbolo di continuità
Il lampuki rappresenta un ponte straordinario tra passato e presente, tra conoscenza scientifica e sapienza tradizionale. Ogni anno, quando i pescatori maltesi ricevono la benedizione delle loro imbarcazioni durante la festa dell’Assunzione e si dirigono verso il mare aperto, non stanno semplicemente pescando: stanno rinnovando un patto millenario con il Mediterraneo.
In un’epoca di cambiamenti climatici e riscaldamento degli oceani, il lampuki assume anche un valore di indicatore ecologico. Studi recenti hanno dimostrato che questi pesci praticano una “termoregolazione comportamentale”, rimanendo prevalentemente in acque tra 27 e 28°C e riducendo la loro attività a temperature più elevate. Questo comportamento potrebbe rendere la specie particolarmente vulnerabile ai cambiamenti delle temperature oceaniche.
La dorada maltese ci ricorda che la conservazione degli ecosistemi marini non riguarda solo la biologia: coinvolge culture, tradizioni, economie locali e identità profonde. Quando mordiamo un pastizz ripieno di lampuki in una pasticceria di Marsaxlokk, gustiamo un pesce delizioso e stiamo assaporando millenni di storia mediterranea, intrecciata come le fronde di palma dei kannizzati che galleggiano ancora oggi sulle acque azzurre dell’arcipelago maltese.

