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Turisti alla Chiesa Sospesa nel Cairo Vecchio Francesco Lorenzetti - Shutterstock

La Via della Sacra Famiglia oggi

A Matariya, un quartiere popolare del nord del Cairo, si erge un sicomoro che i fedeli chiamano “Albero della Vergine”. Alla sua ombra pregano famiglie copte e turisti curiosi, mentre un pozzo ricorda la sosta di Maria e del Bambino Gesù. Non lontano, nella Cairo Vecchia, la cripta di Abu Serga continua ad accogliere pellegrini in cerca del luogo in cui, secondo la tradizione, la Sacra Famiglia trovò rifugio.

Queste scene fanno parte di un itinerario unico. Dal 2014, la Chiesa Copta e lo Stato egiziano collaborano per definire la Via della Sacra Famiglia, ufficialmente riconosciuta con venticinque luoghi distribuiti in undici governatorati. Un percorso che unisce deserto e città, monasteri millenari e quartieri vibranti, memoria antica e devozione contemporanea.

La colonna vertebrale della Via

Il tracciato attuale non mira a ricostruire con precisione storica il percorso di Giuseppe, Maria e Gesù, bensì a offrire al pellegrino e al viaggiatore una geografia spirituale. Sono 25 luoghi che si estendono dal Sinai, punto in cui la tradizione colloca l’ingresso della famiglia in Egitto, fino ad Assiut, dove si conserva “l’ultima grotta” nel monastero di Dronka.

Per comprenderla meglio, la rotta è organizzata in cinque grandi segmenti: l’ingresso dal Sinai, il Delta orientale e centrale, il Delta occidentale e il Wadi Natrun, il Grande Cairo e, infine, l’Egitto Medio e l’Alto Egitto.

Dalla frontiera al Delta

L’itinerario inizia nel nord-est, nel Sinai, con Tel al-Farama, l’antica Pelusio, dove la tradizione colloca l’ingresso in Egitto. Da lì, la rotta scende verso il Delta orientale. A Tell Basta, città legata alla dea Bastet, si ricorda che gli idoli del tempio caddero al passaggio del Bambino e lì sgorgò una sorgente per placare la sete.

Tell Basta archaeological site

Più a sud, a Mostorod, oggi quartiere del Grande Cairo, si conserva la “Chiesa della Vergine Maria”, accanto a un pozzo e a una madia per impastare il pane dove, secondo la tradizione, Maria preparò cibo per la famiglia. A Bilbeis, un’altra tappa della rotta, un’antica chiesa ricorda la sosta della Sacra Famiglia nel cuore del Delta.

La tradizione indica anche Samannud, dove si custodiscono un mulino e una madia per impastare il pane legati al passaggio di Maria. Questi luoghi, umili e domestici, trasmettono l’idea di una famiglia che viveva il viaggio nella quotidianità: cercare l’acqua, preparare il cibo, riposare sotto un albero.

L’impronta nel Delta occidentale

La rotta si estende fino al Delta occidentale, dove spicca Sakha, un luogo molto caro ai copti. Qui si mostra una pietra sulla quale, secondo la tradizione, sarebbe rimasta impressa l’impronta del piede di Gesù.

Deir Al-Suryan

L’itinerario prosegue verso il Wadi el Natrun, una valle desertica diventata dal IV secolo un grande centro del monachesimo cristiano. Quattro monasteri sono ancora attivi – San Bishoi, Al-Suryan, San Macario ed El-Baramus – e accolgono pellegrini e visitatori. Qui la tradizione afferma che Gesù fece sgorgare una sorgente, gesto interpretato successivamente come benedizione per la vita monastica. Camminare oggi nel Wadi el Natrun significa vivere un paesaggio in cui la memoria della Sacra Famiglia si intreccia con secoli di preghiera e vita monastica.

Il cuore del Cairo cristiano

La rotta entra nella capitale attraverso Matariya, dove si trova l’Albero della Vergine e un pozzo venerato fin dall’Antichità. La tradizione lo associa alla sosta di Maria, e da secoli è un luogo di devozione popolare.

Mary’s tree at Matariyya

Nel quartiere di Zeitoun, la rotta include il santuario dove, nel 1968, migliaia di persone affermarono di aver visto la Vergine Maria sopra la cupola della chiesa. Queste apparizioni, ufficialmente riconosciute dalla Chiesa Copta, attirarono folle di cristiani e musulmani, ravvivando la devozione alla Sacra Famiglia nell’Egitto moderno.

L’itinerario raggiunge il Cairo Vecchio, dove la cripta di Abu Serga è ancora uno dei luoghi più visitati. Là, sotto l’altare, si conserva uno spazio ridotto e umido che la tradizione identifica come la grotta dove la famiglia trovò alloggio. L’aria che vi si respira porta la densità dei secoli.

L’ultimo punto della capitale è Maadi, sulle rive del Nilo. Una scalinata di pietra segna il punto d’imbarco verso sud. La memoria si ravvivò nel 1976, quando venne trovata una Bibbia che galleggiava sul fiume, aperta proprio su Isaia 19, il testo che proclama: “Benedetto sia l’Egitto, mio popolo”.

Verso l’Alto Egitto

Dal Cairo, la rotta penetra nell’Egitto Medio. A Deir al-Garnous, vicino ad Al-Bahnasa, si conserva il pozzo dal quale avrebbe bevuto il Bambino Gesù. A Gabal al-Tayr, un santuario arroccato su una scogliera ricorda l’episodio in cui un masso stava per precipitare su Maria e che fu miracolosamente fermato.

Church of the Blessed Virgin Mary of Mount Bird

Il percorso raggiunge il suo centro spirituale nel monastero di Al-Muharraq, a Qussqam. La tradizione sostiene che qui la Sacra Famiglia rimase sei mesi e dieci giorni. L’altare maggiore della chiesa si erge sulla roccia che sarebbe servita da giaciglio al Bambino, e i copti chiamano questo luogo “la Seconda Betlemme”.

L’ultima tappa conduce a Dronka, nella provincia di Assiut. Una grotta dell’attuale monastero è considerata il luogo dell’addio prima del ritorno in Israele. Oggi Dronka ospita ogni agosto uno dei più grandi pellegrinaggi copti, con migliaia di fedeli che si radunano per onorare la Vergine.

Quanto tempo serve a un pellegrino

Percorrere l’intera rotta richiede tra i dieci e i quindici giorni, a seconda dell’accesso alla zona del Sinai, che talvolta presenta limitazioni di sicurezza. Per questo molti scelgono di percorrerne solo alcuni tratti. Il Cairo, con Matariya, Abu Serga e Maadi, può essere visitato in uno o due giorni. Il Wadi Natrun merita una giornata intera. L’Egitto Medio e l’Alto Egitto, con Qussqam e Dronka come fulcro, richiedono tra i cinque e i sette giorni.

Al Muharraq Monastery

Esistono anche itinerari più brevi, da tre a cinque giorni, che combinano Il Cairo, il Wadi Natrun e i principali santuari dell’Alto Egitto, offrendo una sintesi del cammino.

Ritmi e calendario

Il calendario copto segna momenti privilegiati per percorrere la rotta. Il 1° giugno si celebra l’ingresso della Sacra Famiglia in Egitto. Ad agosto, la grande festa della Vergine attira folle a Dronka. E a Gabal al-Tayr, ogni estate, si organizza un pellegrinaggio popolare che anima il santuario.

Dronka Monastery

 

Oltre alle date, la raccomandazione è di percorrere la rotta con calma. Non è solo un itinerario culturale, ma un cammino spirituale. Due luoghi al giorno permettono di assaporare il viaggio senza fretta, con spazio per la contemplazione e l’incontro con le comunità viventi.

Un invito aperto

Oggi la Via della Sacra Famiglia non è soltanto un percorso di antichi luoghi sacri. È anche un progetto nazionale, attraverso il quale l’Egitto vuole mostrare al mondo la sua ospitalità e il suo patrimonio.

Per il viaggiatore culturale, rappresenta l’occasione di scoprire monasteri e villaggi poco toccati dal turismo convenzionale, ma ugualmente sorprendenti. Per il pellegrino, è l’esperienza di seguire le orme di una Famiglia che trovò rifugio in questa terra e la benedisse con il suo passaggio.

Questo contenuto è offerto in collaborazione con Synergy e l’Autorità egiziana per il turismo (ETA)

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