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Pozzo del Bambin Gesù a Tell Basta Inma Alvarez

Sito archeologico di Tell Basta

Tell Basta, l’antica Bubastis (Per-Bast, “Casa di Bastet”), è un importante sito archeologico vicino alla moderna Zagazig, nel Delta orientale del Nilo. In epoca faraonica fu capitale dell’Egitto durante la XXII dinastia (945–720 a.C.) e grande centro di culto della dea felina Bastet, il cui animale sacro era il gatto. Situata all’incrocio tra le vie carovaniere del Wadi Tumilat e il braccio pelusiaco del Nilo, ospitava un vasto tempio che Erodoto definì uno dei più belli dell’Egitto. L’area testimonia una lunga stratificazione storica: dall’epoca di Cheope al Medio e Nuovo Regno, fino ai periodi greco, romano e tolemaico, con resti di un palazzo di Amenemhat, blocchi riutilizzati da altre città e un pozzo d’acqua di età romana. Le rovine confermano, agli occhi della tradizione, la profezia di Ezechiele su Pi-Beset, destinata a cadere in rovina.

La tradizione copta aggiunge una dimensione profondamente spirituale: Tell Basta sarebbe una tappa della Fuga in Egitto. Quando la Vergine chiese acqua per il Bambino Gesù, la gente rifiutò e Maria pianse; allora Gesù tracciò un cerchio a terra —o, secondo un’altra versione, Giuseppe colpì il suolo con uno strumento da falegname— e sgorgò una sorgente di acqua dolce “bianca come la neve”, benedetta dal Signore come fonte di guarigione per anima e corpo. Solo un uomo, di nome Quloum, offrì ospitalità alla famiglia: sua moglie, malata, fu guarita e la loro casa fu benedetta, e sul luogo sorsero poi una chiesa dedicata alla Vergine (IV secolo) e, in seguito, la chiesa del Martire Giorgio. Secondo la stessa tradizione, entrando nel grande tempio della dea Bastet, gli idoli sarebbero crollati, adempiendo la profezia di Isaia 19,1. A Tell Basta si vede ancora un pozzo del I secolo associato a questo evento, oggi recintato perché l’acqua è inquinata. Il sito unisce così, in un unico paesaggio, l’archeologia faraonica, le profezie bibliche e la memoria della Sacra Famiglia.

 

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