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La revoca dell'assedio di Malta da parte di Charles Philippe Lariviere 1798-1876 By Charles-Philippe Larivière - Own work, PHGCOM, photographed at Versailles, CC BY-SA 3.0

La Spada di La Valette: un filo forgiato dall’assedio e dalla memoria

Nel corso della storia, alcune armi si sono trasformate da semplici strumenti di battaglia in veri marcatori culturali. Figure come Carlo Magno, Giovanna d’Arco o il leggendario cavaliere castigliano Rodrigo Díaz de Vivar sono diventate inseparabili da lame che, con il tempo, hanno assunto un valore simbolico. Questi oggetti hanno racchiuso idee di autorità, resistenza, fede o leadership, entrando nell’immaginario collettivo come segni di momenti fondativi.

Tra questi si distingue un pezzo meno conosciuto al di fuori del Mediterraneo, ma centrale per la fede e il patrimonio di Malta: la spada attribuita a Jean Parisot de La Valette, gran maestro dell’Ordine Ospedaliero durante il Grande Assedio del 1565. Fu l’anno in cui l’isola, strategicamente situata nel Mediterraneo centrale, resistette a una grande offensiva ottomana. La difesa preservò il cristianesimo nel Mediterraneo e in Europa, plasmò la geopolitica dell’età moderna, frenò ambizioni imperiali e garantì il futuro dell’Ordine a Malta. Più tardi, la capitale dell’isola fondata dal Gran Maestro prese il suo nome, La Valletta, e due spade – invece di una sola – portano oggi avanti la sua eredità.

Un uomo e due lame

Le fonti dell’epoca descrivono La Valette come disciplinato e austero, con una lunga esperienza nella guerra navale e terrestre. La spada utilizzata durante l’assedio rifletteva questi tratti. Era una spada da lato del XVI secolo: equilibrata, funzionale, con decorazioni minime. Lungo la lama compaiono incisioni sottili, tra cui un motivo a rosario e un piccolo crescente. Quest’ultimo è stato interpretato in vari modi dagli studiosi, talvolta come riferimento agli avversari nel conflitto mediterraneo, anche se il suo significato preciso resta dibattuto.

The Great Siege of Malta: A collective pilgrimage of Faith and Resistance

Dopo il Grande Assedio del 1565, La Valette depose l’arma in una cappella di Birgu davanti all’icona della Madonna di Damasco. Durante tutto l’assedio, i maltesi e i cavalieri ricorrevano costantemente alla preghiera, affidando la loro causa alla Beata Vergine Maria. Il Gran Maestro Jean Parisot de La Valette pregava con fervore davanti all’icona Damaskinì, invocandone l’intercessione. I difensori sapevano che la loro sopravvivenza non dipendeva solo dallo sforzo umano, ma dall’aiuto divino.

Le loro preghiere furono esaudite. L’8 settembre, festa della Natività di Maria, le forze ottomane abbandonarono improvvisamente l’assedio. I maltesi e i loro alleati avevano prevalso. Il Gran Maestro, sopraffatto dalla gratitudine, depose la sua spada e il suo cappello ai piedi dell’altare della Chiesa della Madonna di Damasco, dedicando la vittoria alla Vergine. Questo gesto diede avvio al percorso simbolico dell’oggetto e lo radicò nella memoria della città e della nazione.

Eppure, la storia coinvolge un’altra lama. Il re di Spagna Filippo II donò a La Valette una spada cerimoniale e un pugnale abbinato in riconoscimento della sua leadership militare. Questi pezzi ornamentali seguirono poi un percorso storico separato, entrando infine nelle collezioni nazionali francesi dopo l’occupazione napoleonica di Malta nel 1798. Così, due spade distinte – una forgiata per il combattimento, l’altra per la cerimonia – si legarono a un’unica figura.

Sword and helm with black background: Photo by Daniel Cilia ©
Spada ed elmo su sfondo nero: Foto di Daniel Cilia ©

La spada di Birgu: testimone materiale dell’assedio

Per secoli, la spada da combattimento è rimasta a Birgu. Oggi è conservata nel museo parrocchiale di San Lorenzo (una delle parrocchie più antiche di Malta), vicino al sito della cappella originale dove era appesa. L’oggetto ha continuato a fungere da punto di riferimento locale e da ricordo tangibile dell’epoca dell’assedio.

La sua storia è riemersa negli ultimi anni grazie a nuove ricerche. Un contributo fondamentale è quello dello storico maltese Franco A. Davies, che studia il pezzo dal 2012 in collaborazione con la Malta Historical Fencing Association. Pubblicazioni, mostre e iniziative pubbliche hanno contribuito a riposizionare la spada nella coscienza accademica e popolare. In precedenza, alcune interpretazioni — alimentate anche da prove d’archivio limitate — l’avevano talvolta classificata come reliquia leggendaria più che come oggetto storicamente documentato.

Questa visione è cambiata radicalmente nel 2024. George Agius, segretario della Vittoriosa Historical & Cultural Society, ha rinvenuto un resoconto di visita pastorale del 1646 redatto dal vescovo Miguel Juan Balaguer de Camarasa. Il documento menziona esplicitamente la presenza di “una spada dell’illustrissimo Gran Maestro Valletta” nella cappella della Madonna di Damasco. La testimonianza risale a soli otto decenni dopo l’assedio e offre un forte collegamento cronologico tra La Valette e l’oggetto.

Un altro riferimento compare in una targa marmorea installata nel 1779 dal Gran Maestro Emmanuel de Rohan, che racconta come La Valette depose la sua spada e il suo cappello nella cappella dopo la difesa di Malta. La letteratura di viaggio del XIX e XX secolo — da autori come William Bartlett ed Elizabeth Schermerhorn — conferma ulteriormente il ruolo della spada nella memoria locale.

Iniziative recenti hanno ampliato il coinvolgimento del pubblico con il manufatto. Repliche accurate, realizzate da artigiani come Danelli Armouries (2013) e Balefire Blades (2024), permettono ai visitatori di maneggiare versioni facsimile, valutandone direttamente peso ed equilibrio. Queste esperienze inseriscono la spada nelle realtà pratiche del combattimento del XVI secolo e rafforzano il suo status di oggetto storico, piuttosto che di simbolo astratto.

Our Lady of Damascus Chapel

Grand Master of Malta's dagger (Louvre)
Pugnale del Gran Maestro di Malta (Louvre)

La spada cerimoniale: diplomazia scolpita nell’oro

La spada cerimoniale donata da Filippo II, invece, appartiene a un registro molto più opulento. Realizzata in stile rinascimentale, presenta un’elsa d’oro con fogliami cesellati, smalti colorati e piccole figure ornamentali. La lama originale riportava un’iscrizione latina che lodava il coraggio di La Valette. Questa spada, insieme al pugnale abbinato, servì come importante insegna di stato dell’Ordine per generazioni.

Dopo la conquista di Malta da parte delle truppe napoleoniche, il pugnale divenne, secondo quanto riportato, proprietà personale del generale, mentre la spada fu trasferita in Francia come parte della vasta collezione di oggetti requisiti durante la campagna del 1798. Entrambi i pezzi entrarono infine nelle collezioni nazionali francesi e sono oggi conservati al Museo del Louvre. Sono esposti nell’ala Richelieu, spesso solo parzialmente estratti dal fodero per ragioni conservative.

Per molti maltesi, l’insieme cerimoniale conserva un significato culturale che va oltre la semplice maestria artigianale. I dibattiti sulla potenziale restituzione — temporanea o permanente — continuano a riemergere, soprattutto dopo il breve prestito del pugnale a Malta per una mostra nel 2017. La spada, tuttavia, è rimasta a Parigi per motivi di conservazione.

Valletta: Tracing the Footsteps of the 1565 Siege

Un’eredità divisa

Oggi, le due spade occupano sfere differenti. La spada da combattimento resta a Malta, custodita in un museo locale che preserva oggetti legati alla storia dell’isola in età moderna. La spada e il pugnale cerimoniali si trovano in Francia, in un contesto museale internazionale che mette in luce scambi globali, diplomazia e l’arte della metallurgia rinascimentale.

Insieme, delineano una storia che va dalla necessità del campo di battaglia al riconoscimento politico. Una porta i segni dell’uso, l’altra il raffinamento di un dono diplomatico. Entrambi gli oggetti affrontano questioni di patrimonio, identità e custodia. I loro percorsi mostrano come la cultura materiale possa collegare comunità attraverso secoli e confini, pur suscitando discussioni sulla tutela e sul contesto storico.

I visitatori che incontrano una delle due lame entrano in contatto con questa narrazione complessa. L’esperienza dimostra come l’eredità di una singola figura possa frammentarsi nello spazio ma mantenere comunque una coerenza attraverso la memoria collettiva. Le spade di La Valette resistono non grazie alla mitizzazione, ma perché rivelano come la storia venga preservata, interpretata e talvolta contestata.

Questo contenuto è offerto in collaborazione con VisitMalta.

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