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Ritratto funerario del Fayum (Egitto), tradizionalmente attribuito a Egeria Pubblico Dominio

Egeria, la prima pellegrina d’Europa

Il sole era appena sorto quando Egeria raggiunse la cima del Monte Nebo. I chierici che la accompagnavano indicarono l’orizzonte: là si stendeva la valle del Giordano, là Gerico, là le colline della terra che la Bibbia chiamava Promessa. Per anni aveva letto quei nomi nelle Scritture; ora si trovava lì, a guardare lo stesso paesaggio.

Nel IV secolo, quando l’Impero romano univa ancora il mondo mediterraneo, una donna nata all’estremo margine occidentale di quel mondo decise di intraprendere un viaggio straordinario. Il suo nome era Egeria e, spinta da una fede profonda e da una curiosità instancabile, percorse migliaia di chilometri per vedere con i propri occhi i luoghi che fino ad allora aveva conosciuto solo attraverso la Bibbia.

Per diversi anni attraversò l’Impero da occidente a oriente. Visitò Gerusalemme, l’Egitto, la Siria e la Mesopotamia, salì sul Monte Sinai e percorse paesaggi legati ai patriarchi e ai profeti.

Durante il viaggio scrisse lettere a un gruppo di donne della sua comunità, che chiamava affettuosamente dominae sorores — “sorelle signore”. In esse raccontava ciò che vedeva, ciò che ascoltava dai monaci e dai sacerdoti che custodivano quei luoghi, e le emozioni che provava pregando in ambienti che fino ad allora aveva potuto immaginare solo attraverso i testi sacri.

Queste lettere, conservate parzialmente in un manoscritto medievale, costituiscono quello che oggi è noto come Itinerarium Egeriae, il più antico diario sostanziale di pellegrinaggio cristiano giunto fino a noi. Più che un semplice racconto di viaggio, il testo offre una testimonianza viva di come i paesaggi biblici venivano vissuti nella tarda antichità e di come una viaggiatrice cristiana attraversò il mondo conosciuto per avvicinarsi a essi.

Codex Aretinus 405 containing the only surviving copy of Egeria’s Travels
Codice Aretino 405, che contiene l’unica copia sopravvissuta de I viaggi di Egeria

Una donna dall’“estremo” dell’Impero romano

Della vita di Egeria si sa relativamente poco, ma alcuni indizi presenti nel suo stesso racconto e in riferimenti successivi permettono agli storici di ricostruirne in parte la vicenda. Un monaco del VII secolo, Valerio del Bierzo, la descrisse come una donna proveniente “dalla lontana riva dell’Oceano occidentale”, un’espressione che ha portato gli studiosi a collocare la sua origine nell’antica provincia romana della Gallaecia, nel nord-ovest della Hispania — probabilmente nell’attuale Galizia o León.

Tutto fa pensare che appartenesse a un ambiente colto e relativamente privilegiato. Nel IV secolo intraprendere un viaggio così lungo richiedeva risorse economiche, relazioni e protezione — soprattutto per una donna. Egeria non sembra essere stata una monaca nel senso istituzionale che il termine avrebbe assunto secoli dopo, ma era chiaramente una cristiana profondamente impegnata nella sua fede, forse legata a una comunità religiosa femminile.

Anche il suo modo di scrivere rivela una personalità particolare. Usa un latino semplice, vicino alla lingua parlata, ricco di espressioni colloquiali che rendono la sua voce sorprendentemente viva e accessibile. Non scriveva per i posteri o per gli studiosi; scriveva per condividere le sue scoperte con le amiche.

Il suo racconto non cerca di stupire con descrizioni elaborate. Trasmette piuttosto lo stupore di chi arriva per la prima volta in luoghi immaginati per anni.

Un viaggio nel mondo della Bibbia

Tra il 381 e il 384 d.C., Egeria intraprese uno dei pellegrinaggi più ambiziosi conosciuti nella tarda antichità. Dalla Hispania viaggiò verso il Mediterraneo orientale e raggiunse le regioni che avevano fatto da scenario alla storia biblica. Il suo itinerario la portò a Costantinopoli, Gerusalemme, l’Egitto, il Monte Sinai, la Siria e le terre vicine all’Eufrate.

Ogni tappa seguiva uno schema simile: visitare i luoghi menzionati nelle Scritture, leggere sul posto i passi corrispondenti e pregare nello stesso paesaggio dove la tradizione collocava quegli eventi. Il pellegrinaggio diventava così un’esperienza in cui testo, memoria e geografia si intrecciavano.

Quando raggiunse il fiume Eufrate scrisse con emozione che avevano ringraziato Dio per aver raggiunto quel fiume “citato tante volte nella Scrittura”. Per lei arrivarvi significava più che raggiungere una meta geografica: voleva dire entrare fisicamente nella storia sacra che aveva plasmato la sua fede. Per i pellegrini del IV secolo, viaggiare significava leggere la Bibbia con i piedi.

In altri momenti salì sul Monte Sinai, visitò luoghi legati al patriarca Abramo e attraversò deserti dove avevano vissuto gli eremiti cristiani delle origini. Lungo il cammino incontrò monasteri, chiese e piccole comunità che custodivano questi luoghi e accoglievano i pellegrini spiegando le tradizioni legate a ogni paesaggio.

Molti dei siti che visitò erano già segnati da chiese o santuari costruiti per commemorare episodi delle Scritture ritenuti avvenuti lì. Per questo motivo numerosi passaggi dell’Itinerarium Egeriae sono diventati fondamentali per storici e archeologi che cercano di identificare luoghi e tradizioni scomparsi dopo le invasioni persiane e, più tardi, musulmane.

Sylvester Saller: A Franciscan Excavating Memory on Mount Nebo

Attraverso le terre del Giordano

Tra le molte regioni esplorate, Egeria viaggiò anche nei territori a est del fiume Giordano, nell’area che oggi conosciamo come Giordania. Per i cristiani del suo tempo questa terra faceva parte integrante del paesaggio biblico.

Secondo la tradizione biblica, Mosè contemplò la Terra Promessa dal Monte Nebo, il profeta Elia visse in ritiro nel Wadi Cherith e il fiume Giordano fu teatro di episodi fondamentali sia dell’Antico sia del Nuovo Testamento.

Sebbene il racconto di Egeria non si soffermi a lungo su questi episodi specifici, è chiaro che questa regione faceva parte della più ampia geografia sacra che i pellegrini attraversavano per approfondire la loro comprensione delle Scritture.

Una viaggiatrice che continua a camminare con noi

A più di sedici secoli dal suo viaggio, il racconto di Egeria continua ad accompagnare chi percorre il Mediterraneo orientale alla ricerca delle proprie radici spirituali. Il suo testo dimostra che il pellegrinaggio cristiano non nacque nel Medioevo: ha origini molto più antiche. Leggere oggi il suo diario significa aprire una mappa antica fatta di strade, montagne e storie.

Seguendo le sue pagine scopriamo che molto prima della nascita dei grandi cammini di pellegrinaggio europei, una viaggiatrice partì dagli estremi confini occidentali dell’Impero romano e percorse migliaia di chilometri con un’intenzione chiara: camminare dentro le Scritture.

 

Five early pilgrims who crossed the Jordan River

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