Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Come una cerimonia gesuitica divenne una festa amazzonica

Delfini blu e rosa nell'isola dell'amore EWY media - Shutterstock
Delfini blu e rosa nell'isola dell'amore EWY media - Shutterstock

Alter do Chão è un villaggio sul fiume Tapajós, nello Stato del Pará, a circa trenta chilometri da Santarém, dove le acque limpide e azzurre del Tapajós incontrano quelle brune dell’Amazzonia. Tra agosto e settembre, il livello del fiume si abbassa e dall’acqua emergono spiagge di sabbia bianca, che hanno valso a questo luogo la fama di “Caraibi dell’Amazzonia”. A settembre, Alter do Chão ospita anche il Sairé: una festa vecchia di trecento anni, soppressa per tre decenni, poi riportata in vita dalla comunità locale, e oggi considerata uno degli eventi culturali più distintivi dell’Amazzonia brasiliana.

Il Sairé nacque come strumento gesuitico di evangelizzazione. Nel XVII e XVIII secolo, i missionari gesuiti attivi in Amazzonia utilizzarono questa festa — una cerimonia processionale incentrata su un simbolo di liane intrecciate, avvolte in cotone, nastri e fiori — per introdurre la devozione cattolica tra i popoli Borari e Tapajós della regione. La cerimonia si spostava tra le missioni lungo i grandi fiumi, portata dai missionari e adattata, di tappa in tappa, alla cultura locale che incontrava. Il suo centro spirituale, almeno nel progetto gesuitico, era la patrona della missione di Alter do Chão: Nostra Signora dei Rimedi.

Nel 1943, le autorità francescane, che avevano ereditato la cura ecclesiastica della regione, proibirono il Sairé. Le ragioni erano tanto pratiche quanto teologiche: la festa aveva finito per accumulare gioco d’azzardo, alcol e commercio, mentre il nucleo religioso era stato progressivamente spostato ai margini dalla dimensione festiva. Il divieto rimase in vigore per quasi trent’anni. Quando la festa tornò, negli anni Settanta, tornò diversa: non più sotto l’autorità della Chiesa, ma rivendicata dalla comunità di Alter do Chão come evento folklorico e culturale, più che religioso. Lo spirituale e il festivo erano stati separati, o almeno rinegoziati.

 

Instrumento Festa do Sairé Alter do Chão
Instrumento Festa do Sairé Alter do Chão

L’elemento che trasformò il Sairé moderno in ciò che è oggi arrivò nel 1997: il Festival dos Botos, il Festival dei delfini di fiume. Il boto — il delfino amazzonico — è una delle figure centrali dell’immaginario leggendario dell’Amazzonia. Nel Tapajós vivono due specie: il boto-cor-de-rosa, il delfino rosa, e il tucuxi, più piccolo e grigio. La leggenda, più antica della festa, racconta di un boto che di notte si trasforma in un giovane uomo, emerge dal fiume e seduce le donne umane.

Il festival dei botos del Sairé mette in scena questa leggenda sotto forma di competizione tra due gruppi — Tucuxi e Cor-de-Rosa — che sfilano con allegorie, costumi e musica, contendendosi il favore del pubblico in una struttura che ricorda, per certi aspetti, la competizione tra le scuole di samba del Carnevale di Rio o la rivalità del boi-bumbá di Parintins. Le famiglie si dividono secondo l’appartenenza all’uno o all’altro boto. Il risultato è un villaggio di circa quattromila abitanti che, durante la settimana del Sairé a settembre, accoglie circa centocinquantamila visitatori.

Vale la pena soffermarsi sul ruolo particolare che la leggenda del boto svolge nel tenere insieme la festa. La storia del delfino di fiume che emerge dall’acqua in forma umana per muoversi tra le persone senza essere riconosciuto appartiene a uno strato della cosmologia amazzonica molto più antico di qualunque elemento introdotto dai gesuiti: un mondo in cui il confine tra il fiume e l’umano, tra l’animale e la persona, è permeabile e carico di implicazioni morali. Che questa leggenda sia migrata nella struttura di una festa il cui simbolo è un oggetto missionario coloniale, e che questa combinazione richiami oggi centocinquantamila persone in un villaggio di quattromila abitanti, non è tanto un paradosso quanto un’immagine condensata del modo in cui la trasmissione culturale brasiliana funziona davvero: non sostituendo gli strati antichi con quelli nuovi, ma sovrapponendoli fino a rendere difficile distinguere la superficie dalla profondità.

Ciò che la lunga storia del Sairé rende visibile è la stratificazione che caratterizza molte tradizioni sacre brasiliane: una cerimonia gesuitica piantata in un terreno indigeno, soppressa dalla Chiesa istituzionale, riportata in vita dalla comunità senza la Chiesa e poi fusa con una leggenda fluviale indigena, fino a produrre qualcosa che è, al tempo stesso, più antico e più nuovo di ciascuna delle sue componenti. Il simbolo al centro della festa resta ancora l’arco di liane intrecciate del rituale gesuitico originario, portato in processione. La folla che danza intorno a esso acclama un delfino.

 

Nosso Senhor do Bonfim: The washing of the steps

Questo post è disponibile anche in: English Español

Lascia un commento