A metà del XV secolo, il vescovo Senatore de Mello intraprese ciò che pochi dei suoi predecessori avevano osato: una visita sistematica alle isole maltesi. Il suo viaggio, registrato nel Rollo de Mello del 1436, offre uno dei primi ritratti amministrativi delle parrocchie dell’arcipelago e del loro ruolo nella società tardo-medievale. Oggi, un percorso moderno ripercorre quell’itinerario, collegando secoli di memoria locale, geografia e devozione attraverso Malta e Gozo.
Mappare una Chiesa medievale
Nominato vescovo nel 1432 ma giunto sull’isola solo quattro anni più tardi, De Mello trovò un panorama ecclesiastico frammentato. All’epoca, i vescovi venivano spesso nominati dalla Sicilia e raramente mettevano piede sulle isole, sia per motivi logistici che di sicurezza: la pirateria e l’instabilità politica rendevano la traversata marittima pericolosa. L’arrivo di De Mello segnò una svolta rispetto a questa tradizione di assenteismo.
Egli incaricò quattro canonici della cattedrale di compilare il Quinterniolus pro Concordia Taxarum — meglio noto come Rollo de Mello —, un documento che elencava parrocchie, cappelle e i rispettivi redditi, con l’obiettivo di risolvere le dispute fiscali tra il clero di Malta e quello di Gozo. Al di là della sua funzione tributaria, il Rollo rappresenta una testimonianza preziosa delle prime comunità locali e delle loro istituzioni.
Nel 1436 Malta contava dieci parrocchie rurali (cappelle), oltre alla Cattedrale di Mdina e a San Lorenzo a Mare a Birgu. L’elenco, redatto secoli dopo la riconquista normanna (1090–91), cattura un momento cruciale nella formazione della geografia ecclesiastica dell’arcipelago.
Mdina e Rabat: il cuore ecclesiastico delle isole
Il Rollo identifica la Cappella di San Paolo de Fora (Grotta di San Paolo) come chiesa parrocchiale per Mdina e Rabat. Mdina, l’antica Maleth fenicia e poi Melita romana, ospitava la cattedrale della diocesi, mentre Rabat accoglieva la sede parrocchiale. La Grotta, legata al naufragio di Paolo di Tarso nel 60 d.C., divenne nel tempo un luogo di pellegrinaggio e rimane ancora oggi uno dei santuari più visitati di Malta.
Birgu e la parrocchia costiera
All’estremità della penisola, il Castrum Maris di Birgu — in seguito Forte Sant’Angelo — custodiva una cappella dedicata alla Vergine Maria, segno di una presenza cristiana ininterrotta sin dall’età imperiale. La vicina chiesa di San Lorenzo a Mare, menzionata nel Rollo, sarebbe poi divenuta una delle più importanti parrocchie costiere di Malta, strettamente legata alla vita marittima e alla difesa.
Gozo: la “Matrice” sulla collina
Oltre il canale, l’organizzazione ecclesiastica di Gozo seguiva uno schema peculiare. Le parrocchie si concentravano nei pressi della città fortificata della Cittadella, per proteggersi dalle incursioni. La chiesa principale, dedicata all’Assunzione, divenne nota come la Matrice. L’attuale Cattedrale dell’Assunzione, costruita tra il 1697 e il 1711, sorge su un sito di culto continuo fin dall’antichità, che conserva tracce megalitiche, romane e paleocristiane.
Le parrocchie del cuore di Malta
La rete parrocchiale descritta nel Rollo rivela il nucleo demografico della Malta medievale:
- Naxxar, dedicata alla Natività della Vergine Maria, si trova in una delle aree più antiche abitate dell’isola. Il suo nome potrebbe derivare da Nasra, collegato al termine “Nazareno”.
- Birkirkara, dedicata a Sant’Elena (nota anche come Santa Maria dell’Assunzione), era una delle più vaste parrocchie rurali, già documentata nei registri del XV secolo.
- Qormi, con la sua chiesa di San Giorgio, serviva un’ampia area che si estendeva fino a quella che sarebbe poi diventata La Valletta.
- Bir Miftuħ (oggi Gudja), dedicata a Santa Maria dell’Assunzione, amministrava diverse borgate circostanti. La sua piccola chiesa medievale, ancora esistente vicino all’aeroporto di Malta, offre uno spaccato autentico della vita parrocchiale dei secoli passati.
- Żebbuġ, dedicata a San Filippo di Agira, sorge in un paesaggio ricco di resti preistorici e fenici, prova di un insediamento ben anteriore al sistema parrocchiale.
- Siġġiewi, sotto la protezione di San Nicola di Bari, occupava fertili altopiani a sud-ovest di Mdina, inglobando borghi più antichi man mano che le popolazioni si spostavano verso l’interno.
Gli insediamenti del sud
- Żejtun, dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, è una delle parrocchie più antiche menzionate da De Mello. La sua chiesa medievale, poi conosciuta come San Gregorio, fu il centro spirituale delle comunità sud-orientali.
- Żurrieq, anch’essa dedicata a Santa Caterina, affonda le sue origini nell’età del Bronzo, anche se la parrocchia fu organizzata ufficialmente in epoca medievale.
- Dingli (Casal Tartani), con la chiesa di Santa Domenica, era un piccolo insediamento sotto la giurisdizione di Rabat, circondato da antiche cave e necropoli.
- Mellieħa, dedicata alla Natività della Vergine, conserva una chiesa rupestre con un affresco siculo-bizantino noto come Hodegetria. Le sue origini, probabilmente anteriori al XIII secolo, la collegano ai primi culti cristiani del Mediterraneo.
Un percorso rinato
Oggi, l’organizzazione maltese XirCammini ha ricostruito l’itinerario medievale di De Mello come un percorso escursionistico continuo. Il progetto, previsto per il completamento entro la fine del 2024, integra ricerca storica e cartografia moderna, invitando pellegrini e viandanti a scoprire paesaggi urbani e rurali che ancora custodiscono tracce delle parrocchie elencate nel Rollo.
Chi desidera saperne di più può visitare il sito dell’associazione o contattarli all’indirizzo [email protected].
L’Itinerario De Mello non rievoca soltanto un’antica visita episcopale, ma restituisce il profilo di una Malta sospesa tra Medioevo e Rinascimento: una rete di villaggi fortificati, valli agricole e tradizioni tenacemente custodite. Ripercorrere i suoi sentieri significa entrare in dialogo con il passato medievale dell’arcipelago e con la sorprendente continuità delle sue comunità attraverso i secoli.

