Dalla strada, la Concattedrale di San Giovanni lascia intuire ben poco di ciò che custodisce al suo interno. La facciata è severa, compatta, quasi militare. Due campanili la affiancano con una sobrietà che si addice perfettamente a La Valletta, una città nata dalla guerra e progettata come una fortezza. Nulla, o quasi, prepara il visitatore a ciò che accade una volta varcata la soglia.
Poi, all’improvviso, lo spazio cambia.
L’occhio impiega qualche secondo a decidere dove posarsi. Ci sono oro, marmi policromi, stemmi, angeli, fiori, monumenti funerari, dipinti, cappelle, lapidi. Le superfici sembrano contendersi l’attenzione. Il pavimento è ricoperto di immagini; le pareti sono scolpite e dorate; sopra la navata si estende un’immensa volta dipinta.
È uno di quegli interni in cui l’espressione barocca horror vacui — paura del vuoto — smette di sembrare una formula accademica e diventa un’esperienza fisica.

Un edificio da leggere dal basso verso l’alto
Forse il modo migliore per comprendere San Giovanni è cominciare dal pavimento.
La navata è ricoperta di lastre tombali in marmo policromo. Scheletri, falci, clessidre, armature, bandiere, corone, stemmi e allegorie della fama si susseguono sotto i piedi. Non formano una pavimentazione discreta: costringono il visitatore a camminare letteralmente sopra un vasto programma funerario. I pezzi più elaborati furono realizzati scavando il marmo bianco e inserendo marmi di colori diversi, con una tecnica simile all’intarsio in pietra.
Oggi la navata conserva 154 lastre sepolcrali, anche se nell’intera chiesa sono state documentate circa 407 iscrizioni. Vale la pena precisare la formula turistica secondo cui «quattrocento cavalieri sono sepolti sotto il pavimento»: molte lastre furono spostate e riorganizzate nel corso del tempo e non sempre indicano il luogo originario e intatto di una sepoltura.
Poi ci sono le pareti. Gran parte della decorazione che a prima vista sembra realizzata in stucco è, in realtà, scolpita direttamente nella pietra calcarea maltese e successivamente dorata. Foglie, fiori, figure, simboli araldici e motivi militari trasformano l’architettura in una superficie quasi tessile. L’edificio originario non scomparve sotto la decorazione: il Barocco utilizzò la stessa pietra locale per trasformarlo.
Ai lati della navata si aprono nove cappelle. Otto erano associate alle langues — le «lingue» dell’Ordine, raggruppamenti che organizzavano i cavalieri in base alla loro provenienza europea. Aragona, Italia, Francia, Provenza, Germania, Alvernia, Castiglia, León e Portogallo compongono così una sorta di geografia politica scolpita nella pietra e nel marmo.
La nona cappella è legata alla Madonna di Filermo e al Santissimo Sacramento. Più che semplici spazi devozionali, le cappelle raccontano il modo in cui un’istituzione internazionale rappresentava se stessa all’interno della propria chiesa.

E poi, finalmente, si alza lo sguardo.
La grande volta a botte fu decorata da Mattia Preti, principalmente tra il 1661 e il 1666, con episodi della vita di San Giovanni Battista. Un particolare tende a sorprendere: non si tratta di affreschi. Preti dipinse a olio direttamente sulla pietra. Finte cornici, prospettive, figure scorciate ed effetti di profondità fanno sembrare che la pittura prolunghi l’architettura reale, mentre alcune figure paiono sul punto di uscire dalla volta ed entrare nella navata.
Da chiesa di un ordine militare a scenario aristocratico
La storia di San Giovanni comincia dopo uno degli episodi decisivi della storia maltese. In seguito al Grande Assedio del 1565, l’Ordine di San Giovanni decise di costruire una nuova capitale fortificata: La Valletta. La chiesa conventuale avrebbe occupato un posto centrale nella nuova città, diventando il grande spazio istituzionale dei cavalieri.
Nel 1572, il Gran Maestro Jean de la Cassière affidò la costruzione della chiesa a Girolamo Cassar, architetto e ingegnere militare maltese. I lavori principali furono eseguiti tra il 1573 e il 1577 e la chiesa venne consacrata il 20 febbraio 1578. Il suo aspetto iniziale apparteneva al tardo Rinascimento e al Manierismo maltese: solido, austero, contenuto.
Lo spettacolare interno che conosciamo oggi appartiene soprattutto al secolo successivo. Sotto i Gran Maestri Raphael e Nicolas Cotoner, la chiesa cominciò a trasformarsi. Mattia Preti, arrivato a Malta alla fine degli anni Cinquanta del Seicento, divenne il grande artefice visivo di questa metamorfosi.
Le generazioni successive aggiunsero nuovi strati. Alla fine del XVII secolo, il Gran Maestro Ramon Perellos commissionò a Bruxelles una straordinaria serie di 29 arazzi. Nel 1726 fu aggiunta la Cappella Ardente, una spettacolare struttura funeraria smontabile progettata da Romano Carapecchia, che poteva raggiungere circa dieci metri di altezza e ospitare circa 230 candele.
L’arrivo dei francesi nel 1798 pose fine al dominio dell’Ordine e avviò un processo che avrebbe infine trasformato San Giovanni in concattedrale. Il passaggio non avvenne in un’unica data inequivocabile, ma gradualmente nel corso dei primi decenni del XIX secolo. Fu anche un periodo di perdite significative: una parte dell’oro, dell’argento e di altri oggetti preziosi venne requisita durante l’occupazione francese.
Caravaggio, una sala e un’esecuzione
Ma a San Giovanni esiste un luogo in cui il Barocco sembra quasi scomparire per lasciare spazio a un’intensità di altro genere. È l’Oratorio di San Giovanni.
Caravaggio arrivò a Malta nel 1607 dopo essere fuggito da Roma in seguito alla morte di Ranuccio Tomassoni durante una rissa. Trovò la protezione del Gran Maestro Alof de Wignacourt e, nel luglio del 1608, fu ammesso nell’Ordine come Cavaliere di Obbedienza Magistrale. La sua permanenza fu breve. Poche settimane dopo rimase coinvolto in un’altra rissa, fu imprigionato a Forte Sant’Angelo, riuscì a fuggire da Malta e venne infine espulso dall’Ordine in contumacia.

La Decollazione di San Giovanni Battista, dipinta nel 1608, misura circa 360 per 520 centimetri. È la più grande opera di Caravaggio e l’unica generalmente riconosciuta come firmata dall’artista. Fu concepita appositamente per l’Oratorio e si trova ancora oggi nel luogo per il quale venne realizzata.
La scena non rappresenta un martirio glorioso. Il primo colpo è già stato inferto. Il Battista giace a terra mentre il carnefice si china per portare a termine l’esecuzione. Una giovane donna regge un vassoio; una donna anziana reagisce con orrore; due prigionieri osservano la scena da un’apertura nel muro.
Le dimensioni della tela fanno sì che lo spazio rappresentato sembri proseguire quello reale dell’Oratorio. Vederla qui, dunque, non equivale a osservare un dipinto trasferito nella sala di un museo. L’architettura, l’altare, la posizione dello spettatore e il quadro furono concepiti come parti di un’unica esperienza.
San Giovanni conserva anche un altro Caravaggio, San Girolamo scrivente, dipinto intorno al 1607. Molto più intimo, raffigura un uomo anziano assorto nella scrittura. L’opera appartenne originariamente a Fra Ippolito Malaspina, fu poi lasciata in eredità alla Cappella d’Italia, rubata dalla concattedrale nel 1984 e recuperata nel 1987. Dal 2021 è esposta nella Caravaggio Wing.
Come visitarla oggi
La visita turistica alla Concattedrale di San Giovanni è possibile dal lunedì al sabato, dalle 09:00 alle 16:45, con ultimo ingresso alle 16:00. La domenica e nei giorni festivi è chiusa alle visite turistiche.
Per chi considera Caravaggio una priorità, la scelta migliore è arrivare all’apertura. Un itinerario efficace può iniziare dalla navata e dal pavimento, proseguire con la volta di Preti e le cappelle principali e concludersi nell’Oratorio e nella Caravaggio Wing. È consentito scattare fotografie per uso personale senza flash ed è richiesto un abbigliamento adeguato; i tacchi a spillo sono vietati per proteggere il pavimento in marmo.
Quando il visitatore torna nelle strade di La Valletta, la sobrietà della facciata assume un significato diverso. San Giovanni non è semplicemente una chiesa austera che nasconde un interno spettacolare. È il risultato di diversi secoli di trasformazioni: una chiesa nata in una città militare e divenuta nel tempo uno scenario aristocratico, un mausoleo, una galleria di pittura e un grande archivio visivo dell’Ordine.
Forse è per questo che la sua immagine più duratura non si trova soltanto nelle dorature della volta o nell’oscurità di Caravaggio. Si trova anche nel pavimento. Dopo quasi due ore trascorse a camminare tra simboli di potere, vittorie, stemmi e monumenti, il visitatore scopre che gran parte della storia di quei cavalieri era stata scritta, fin dall’inizio, proprio sotto i loro piedi.
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