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Powwow della nazione Alexis presso il lago Sainte Anne By Yiwahikanak - Own work, Public Domain

Lac Sainte-Anne: Dove la nonna ascolta

Ogni estate, nel cuore dell’Alberta, nell’ovest del Canada, migliaia di persone (tra le 30.000 e le 50.000 negli ultimi anni, al netto della parentesi del Covid) si riuniscono attorno a un lago dalle acque tranquille. Arrivano dalle comunità vicine o dopo aver percorso centinaia di chilometri; alcuni lo fanno a piedi, altri in carovana, molti in famiglia.

A prima vista, potrebbe sembrare un pellegrinaggio cattolico come tanti. Tuttavia, basta osservare con un minimo di attenzione per rendersi conto che a Lac Sainte-Anne si svolge un’esperienza unica.

Accanto alle croci ci sono tamburi. Accanto ai canti liturgici, lingue indigene. E al centro di tutto, una figura che qui assume un significato particolare: Sant’Anna, la madre di Maria, è anche — e in modo decisivo — la nonna.

Un lago sacro prima dell’arrivo dei missionari

Molto prima dell’arrivo del cristianesimo, questo lago occupava già un posto centrale nella vita spirituale dei popoli indigeni della regione — cree, blackfoot, dene o nakota sioux — che lo conoscevano come Wakamne, termine che può essere tradotto come “lago di Dio” o “lago sacro”.

Si trattava di uno spazio di incontro con il trascendente, associato a pratiche di preghiera, guarigione e presa di decisioni comunitarie. L’acqua non era solo un elemento naturale, ma un mediatore tra dimensioni visibili e invisibili.

Questo dato è essenziale per comprendere l’evoluzione successiva del luogo. Quando i missionari europei arrivarono nel XIX secolo, non si trovarono di fronte a un territorio privo di riferimenti religiosi, ma a uno spazio già densamente carico di significato.

 

Lac Sainte Anne shrine

La nascita di un pellegrinaggio

Negli anni Quaranta dell’Ottocento, i missionari oblati, guidati da padre Jean-Baptiste Thibault e invitati da un capo locale convertito, iniziarono a stabilirsi nella zona. In questo contesto, la figura di Sant’Anna acquisì un ruolo chiave come punto di convergenza tra tradizioni.

Nel cristianesimo, Sant’Anna è la madre della Vergine Maria e quindi la nonna di Gesù. Sebbene la sua presenza nei testi canonici sia limitata, il suo culto è stato ampiamente diffuso in diverse regioni del mondo.

In molte culture indigene, la figura della nonna occupa un posto centrale come custode della memoria, trasmettitrice di conoscenza e riferimento morale. Questa coincidenza simbolica ha facilitato un’identificazione profonda.

Sant’Anna poté essere compresa non come una figura estranea, ma come una presenza vicina, riconoscibile nei propri codici culturali. A partire da questa convergenza, iniziarono a organizzarsi pellegrinaggi che, verso la fine del XIX secolo, già riunivano un numero significativo di partecipanti. Con il passare del tempo, l’incontro si è consolidato come uno dei principali pellegrinaggi del Nord America.

Riti lungo l’acqua

Il pellegrinaggio si celebra ogni anno attorno al 26 luglio, festa di Sant’Anna, e si estende per diversi giorni. In questo periodo, il lago diventa il centro di un’intensa attività spirituale.

Uno dei momenti più significativi è la processione verso l’acqua. I pellegrini avanzano lentamente fino alla riva e molti si immergono nel lago. Il bagno è inteso come gesto di purificazione e guarigione, profondamente radicato sia nella tradizione indigena sia nella simbologia cristiana dell’acqua.

Accanto alle celebrazioni liturgiche — messe, benedizioni e momenti di preghiera — si svolgono anche pratiche proprie delle culture indigene. Tra queste spicca il rito della pipa, una cerimonia di grande importanza spirituale in diverse tradizioni native del Nord America.

La pipa, considerata un oggetto sacro, viene utilizzata in contesti di preghiera e di impegno. Il suo uso durante il pellegrinaggio esprime una dimensione di comunione: con la comunità, con la terra e con il sacro. Il fumo che si eleva simboleggia la preghiera che sale, creando un legame tra l’umano e il trascendente.

Canti tradizionali, percussioni con tamburi e lingue indigene convivono con i riti cristiani, dando vita a uno spazio rituale complesso ma coerente.

Memoria, ferita e riconciliazione

La storia recente del Canada introduce una dimensione fondamentale per comprendere il significato attuale di Lac Sainte-Anne. Per oltre un secolo, migliaia di bambini indigeni furono internati in istituzioni — molte delle quali gestite dalla Chiesa — con l’obiettivo di assimilarli culturalmente. Le conseguenze di questo sistema, oggi ampiamente documentate, hanno lasciato un segno profondo.

In questo contesto, il pellegrinaggio non è estraneo al dolore storico. Al contrario, è diventato anche uno spazio in cui quel passato può essere ricordato, espresso e, in alcuni casi, elaborato.

Nel luglio 2022, Papa Francesco ha visitato Lac Sainte-Anne nell’ambito del suo viaggio in Canada, segnato dal riconoscimento delle sofferenze inflitte alle comunità indigene. La sua presenza al lago — dove ha partecipato a una liturgia e a momenti di preghiera insieme a rappresentanti indigeni — ha avuto un forte valore simbolico.

Per molti, questo gesto ha rappresentato un passo significativo in un processo più ampio e complesso di riconciliazione.

Il pellegrinaggio oggi

Il pellegrinaggio a Lac Sainte-Anne presenta caratteristiche diverse rispetto ad altri grandi itinerari. Non esiste un unico cammino definito: il lago è il punto di convergenza a cui si arriva da molteplici luoghi.

Il pellegrinaggio si svolge a fine luglio, con il 26 come momento culminante. Il lago si trova a circa un’ora e mezza di auto da Edmonton.

Alcuni pellegrini percorrono lunghe distanze a piedi, mentre altri arrivano in gruppo, in veicoli o carovane. La permanenza dura generalmente diversi giorni, creando uno spazio di convivenza in cui si intrecciano pratiche spirituali, vita quotidiana e incontri comunitari.

Durante questi giorni, l’affluenza è elevata, quindi è consigliabile pianificare in anticipo l’alloggio o valutare soluzioni di campeggio. Il clima può essere variabile, anche in estate, per cui è prudente essere preparati al maltempo.

Al di là degli aspetti pratici, esiste una raccomandazione fondamentale: avvicinarsi al luogo con rispetto e attenzione. Lac Sainte-Anne è uno spazio di profondo significato spirituale per molte persone, e comprenderlo richiede un atteggiamento aperto e consapevole.

Un lago che continua a chiamare

Al termine del pellegrinaggio, quando i campi vengono smontati e il movimento si dissolve, il lago torna alla sua apparente tranquillità. Tuttavia, quella calma non è più la stessa dell’inizio. Rimane attraversata dalle voci, dai gesti e dalle esperienze vissute sulle sue rive.

Anno dopo anno, i pellegrini tornano. Non solo per tradizione, ma perché riconoscono in questo luogo una forma particolare di presenza. Una presenza che, in molti contesti culturali, trova un’espressione semplice e profonda: quella della nonna.

 

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