Giuseppe, “padre” di Gesù secondo la Bibbia, è uno dei personaggi più enigmatici del cristianesimo. Non si conosce una sola parola da lui pronunciata, anche se i suoi gesti (come sposare una donna che aspetta un figlio non suo, o salvare la sua famiglia fuggendo in Egitto) parlano di lui come di un uomo deciso e generoso.
La devozione alla sua figura è cresciuta nel corso dei secoli, tanto che Pio IX lo proclamò patrono della Chiesa cattolica nel 1870. È patrono anche di diversi Paesi e città, dei lavoratori e delle famiglie. Inoltre, una delle devozioni cattoliche più diffuse è ricorrere alla sua intercessione nel momento della morte.

E questo ci porta a una domanda curiosa: data l’intensità della sua influenza spirituale, e considerando l’affetto dei cattolici nel venerare le tombe dei santi e le loro reliquie, soprattutto in Terra Santa, come mai di un personaggio così illustre non si sa con certezza dove sia stato sepolto?
Oggi sono due i luoghi che rivendicano di essere l’ultima dimora dello sposo di Maria. Uno, con buone probabilità di essere autentico, si trova a Nazaret, la città in cui visse la Sacra Famiglia. L’altro è a Gerusalemme ed è legato a un’altra figura singolare: l’unica donna che abbia regnato di fatto sulla Città Santa.
Riunire la famiglia
Accanto all’orto del Getsemani e alla Basilica delle Nazioni si trova un’altra chiesa conosciuta come “Sepolcro di Maria”, antichissima (del V secolo) e oggi situata sotto il livello del suolo. Per raggiungere quello che la tradizione identifica come il luogo dove riposò il corpo di Maria prima dell’Assunzione, bisogna scendere 47 gradini, quasi al buio.
A metà della scalinata si aprono due cappelle laterali. Una contiene la tomba di san Giuseppe e l’altra quella dei genitori di Maria, Gioacchino e Anna. Questa disposizione simbolica — Maria al centro e, ai suoi lati, il marito e i genitori — riflette l’intenzione di riunire la Sacra Famiglia nel luogo di riposo della Vergine.
È importante sottolineare che queste cappelle ebbero originariamente una funzione molto diversa: erano tombe reali dell’epoca crociata. Durante il regno di Melisenda (1131–1153), unica donna a governare con effettivo potere il Regno crociato di Gerusalemme, il sepolcro di Maria fu restaurato e ampliato. La regina scelse il santuario per la propria sepoltura e trasformò la cripta in uno spazio organizzato simbolicamente come una famiglia.
L’attuale cappella di Gioacchino e Anna fu inizialmente il suo mausoleo; quella di fronte, oggi dedicata a san Giuseppe, ospitò i resti di altre donne della famiglia reale. Ma Melisenda non lasciò lì solo il suo corpo, bensì anche una profonda impronta teologica ed estetica.

Mecenate colta e determinata, promosse il culto dei personaggi biblici legati alla vita di Gesù. Restaurò il Santo Sepolcro, costruì la chiesa di Sant’Anna presso la piscina di Betesda e rinnovò il complesso della valle di Giosafat, conferendogli un’unità visiva e spirituale. La presenza di Giuseppe, Gioacchino e Anna ai lati del sepolcro di Maria non è casuale, ma il risultato di questa visione: rappresentare fisicamente la Sacra Famiglia allargata, unita nella morte come lo era stata nella vita.
Le cronache riportano infatti che Melisenda “fu sepolta, come sua madre, nell’abbazia di Santa Maria nella valle di Giosafat, che le era sempre stata cara”. La sua tomba — considerata da alcuni storici la più maestosa della cripta — rappresentò l’ultima grande opera funeraria della dinastia crociata a Gerusalemme, superando per splendore persino quelle di molti re.
L’associazione con san Giuseppe, tuttavia, è simbolica più che reale, poiché non vi è alcuna prova che vi siano state deposte reliquie del santo. E questo ci conduce all’altra possibilità.
La “Tomba del Giusto” a Nazaret
A Nazaret, un’antichissima tradizione locale indicava un sepolcro noto come “Tomba del Giusto” come luogo di sepoltura di san Giuseppe. Questo sito fu scoperto casualmente nel 1881 dalle suore del convento delle Sorelle di Nazaret, situato di fronte alla Basilica dell’Annunciazione.

Durante gli scavi delle fondamenta del loro edificio, le religiose scoprirono una complessa rete di ambienti sotterranei con ritrovamenti sorprendenti: resti di muri e stanze di epoca romana, tracce di un’antica chiesa bizantina e diverse tombe scavate nella roccia.
Tra queste spicca una camera funeraria con loculi (kokhim) tipici del I secolo e una grande pietra rotonda per sigillarne l’ingresso, simile a quella del Santo Sepolcro di Gesù. Considerata la modestia del villaggio di Nazaret ai tempi di Gesù, la presenza di una tomba di stile aristocratico si spiegherebbe solo se appartenesse a una persona di rilievo.
Le scoperte sotto il convento suggeriscono inoltre che Nazaret fu, nei secoli successivi, un luogo di intensa memoria cristiana. Sopra la presunta tomba di san Giuseppe fu costruita prima una chiesa bizantina e, in seguito, un ampliamento monumentale in epoca crociata.
Scoperte moderne
Le moderne campagne di scavo guidate dall’archeologo Ken Dark (Università di Reading) dal 2006 hanno confermato l’importanza del sito: sotto i resti della cappella bizantina è stata individuata un’abitazione ebraica del I secolo, con muri, scale e perfino vasi in pietra, segno di un uso domestico nell’epoca associata all’infanzia di Gesù.
Questi dati coincidono con la descrizione fatta intorno all’anno 670 dall’abate Adomnano (basata sui racconti del pellegrino Arculfo), che parlava di una chiesa costruita sopra la casa dove Gesù trascorse l’infanzia, situata “tra due sepolcri” e vicino a una fonte.
Il convento delle Sorelle di Nazaret si trova effettivamente vicino alla Casa di Maria (l’Annunciazione) e conserva tracce di una sorgente interrata sotto le sue fondamenta, elementi che corrispondono meglio alla descrizione del pellegrino rispetto alla tradizionale localizzazione francescana.
Sebbene le ricerche siano ancora in corso e l’identificazione non possa considerarsi definitiva, molti studiosi ritengono plausibile che questo complesso archeologico di Nazaret — la cosiddetta “Tomba del Giusto” — sia il luogo in cui san Giuseppe morì e fu sepolto, e che i primi cristiani lo abbiano poi onorato costruendo un santuario sopra la sua tomba e la casa della Sacra Famiglia.
The Journey of Joseph and Mary to Bethlehem: A Probable Route

