Una freccia gialla compare su una pietra umida, ai margini di un sentiero che si inoltra nel bosco. Non ci sono gruppi di pellegrini né una successione di bar, ostelli e negozi. Soltanto il rumore dell’acqua, i dislivelli della montagna e, di tanto in tanto, un eremo, un ponte antico o le rovine di un edificio di cui ormai nessuno ricorda con certezza la funzione.
In alcuni tratti del Cammino Dimenticato si può camminare per ore senza incontrare un altro viaggiatore. Questa solitudine fa parte del suo fascino, ma anche della sua difficoltà. Qui il Cammino di Santiago non si presenta come una via perfettamente riconoscibile, bensì come una raccolta di tracce disperse nelle vallate meridionali della Cordigliera Cantabrica.
La domanda sorge quasi inevitabilmente: come può un cammino essere dimenticato?
Per rispondere è necessario partire da una precisazione. “Cammino Dimenticato” è una denominazione contemporanea. Non compare come nome stabile in una documentazione medievale continuativa. Nella bibliografia e nella divulgazione moderna si utilizzano anche espressioni come Cammino Antico, Cammino della Montagna o Vexu Kamin. Il nome attuale appartiene, in larga misura, al processo di ricerca, recupero e segnalazione della rotta. I sentieri, i ponti e i valichi che la compongono sono molto più antichi.
Prima che esistesse un grande Cammino
Dopo il ritrovamento del sepolcro attribuito all’apostolo Giacomo, ai tempi di Alfonso II, il pellegrinaggio verso Compostela non si organizzò immediatamente attorno a un unico percorso. La mappa giacobea dei primi secoli era plurale. Chi arrivava lungo la costa cantabrica poteva dirigersi verso ovest oppure penetrare nell’interno sfruttando strade romane, sentieri locali, valichi montani e corridoi commerciali già utilizzati dalle popolazioni del territorio.
La guida ufficiale del Cammino Dimenticato e la scheda della Federazione Spagnola delle Associazioni degli Amici del Cammino di Santiago collocano il principale utilizzo giacobeo di questo corridoio tra il IX e il XII secolo. L’itinerario si sarebbe sviluppato, in linea generale, lungo il versante meridionale della Cordigliera Cantabrica, collegando passaggi naturali, vallate e territori sotto il controllo dei regni cristiani.
Non esiste, tuttavia, una guida medievale del Cammino Dimenticato paragonabile alle descrizioni che in seguito consolidarono il Cammino Francese. Né si può affermare che ogni tratto del percorso oggi segnalato riproduca esattamente una rotta seguita mille anni fa.
La sua ricostruzione storica si basa su un mosaico di indizi: strade antiche, ponti, monasteri, eremi, ospedali, dedicazioni a Santiago, toponimi, documenti monastici e tradizioni locali di passaggio.
Nessuno di questi elementi dimostra da solo l’esistenza di un itinerario giacobeo continuo. Un ponte medievale poteva essere utilizzato da mercanti, contadini, greggi o eserciti. Una chiesa dedicata a Santiago non trasforma automaticamente il sentiero vicino in una via di pellegrinaggio. Ma quando queste testimonianze si inseriscono in una rete coerente di vallate, valichi, centri abitati e luoghi di accoglienza, permettono di riconoscere un corridoio storico plausibile.
Il Cammino Dimenticato assomiglia meno a un manoscritto intatto che a un libro le cui pagine sono rimaste disperse tra le montagne.
Perché perse la sua centralità
A partire dall’XI e dal XII secolo, l’avanzata dei regni cristiani verso sud trasformò le comunicazioni della penisola. Il corridoio che oggi conosciamo come Cammino Francese offriva un terreno meno montuoso e collegava città, monasteri, mercati e ospedali sempre meglio organizzati. Fu lì che si consolidò la grande rotta giacobea europea. Il corridoio meridionale cantabrico perse progressivamente importanza.
È questa anche la spiegazione riportata dalla guida ufficiale e dalla Federazione: quando il Regno di León mise in sicurezza i territori a sud del Duero, il Cammino Francese acquistò gradualmente centralità fino a sostituire altre vie più antiche. Non si trattò necessariamente di una scomparsa improvvisa, ma di una lenta perdita di visibilità.
Le vecchie strade continuarono a organizzare la vita delle comarche che attraversavano. Lungo di esse passarono greggi, prodotti agricoli, merci e viaggiatori. Più tardi, molti di questi territori furono legati all’attività mineraria, alla ferrovia e alle comunicazioni tra i bacini industriali. Il cammino non cessò di esistere nel paesaggio. Semplicemente, smise di essere raccontato come Cammino.
Da Bilbao alle montagne di Burgos
Il tracciato recuperato parte da Bilbao e prosegue fino a Villafranca del Bierzo, dove si collega al Cammino Francese. La Federazione calcola 515,84 chilometri per la rotta principale, ai quali si aggiungono oltre 188 chilometri di percorsi alternativi. La mappa dell’associazione promotrice fornisce cifre leggermente diverse a seconda delle varianti scelte e del modo in cui vengono sommate le tappe. Per questo è più prudente parlare di un percorso di poco superiore ai 500 chilometri, anziché indicare una cifra unica e invariabile. L’elenco completo è consultabile nella pagina ufficiale delle tappe e nella mappa scaricabile del Cammino Dimenticato.
La partenza da Bilbao è poco convenzionale per chi associa il pellegrinaggio esclusivamente a villaggi, campagne e santuari. Il percorso inizia ai piedi della cattedrale di Santiago e lascia una città portuale e industriale seguendo l’estuario. Passa accanto all’area del Guggenheim e, dopo il cosiddetto Ponte del Diavolo, si separa dal Cammino del Nord per dirigersi verso Güeñes. La descrizione ufficiale della prima tappa consente di seguire questa transizione dallo spazio urbano alle prime vallate.
Gradualmente, la città lascia spazio alle Encartaciones. Güeñes e Balmaseda introducono il camminatore in un territorio segnato dai ponti, dal commercio e dalle antiche comunicazioni tra Bizkaia e Castiglia.
A Balmaseda, l’architettura storica convive con la memoria dell’industrializzazione. Da qui il cammino si divide. Una variante conduce verso Nava de Ordunte; un’altra verso Villasana de Mena. La seconda offre un arrivo di tappa con maggiori servizi, mentre la prima si avvicina al bacino artificiale di Ordunte.
Entrambe le alternative conducono verso Taranco, un luogo messo in relazione da diversi storici con una delle prime testimonianze scritte del nome Castiglia. Più avanti, il passaggio per Irús regala una delle immagini più suggestive del primo settore: boschi atlantici, cascate e una strada lastricata nota come Real Camino de las Enderrozas. Questi luoghi sono descritti nelle tappe Nava de Ordunte–Espinosa e Villasana de Mena–Espinosa.
Espinosa de los Monteros segna il passaggio verso un territorio più montuoso e meno popolato. Da quel punto i servizi iniziano a diradarsi e la pianificazione diventa importante quanto la resistenza fisica.
Bacini artificiali e romanico
Da Santelices, il Cammino prosegue attraverso un paesaggio trasformato da antiche infrastrutture e grandi opere idrauliche. L’area di La Engaña conserva la memoria del progetto ferroviario che tentò di collegare queste montagne nel corso del XX secolo.
La rotta raggiunge poi Arija, sulle rive del bacino dell’Ebro. L’acqua occupa oggi spazi che in passato erano campi, strade e centri abitati. A Villanueva de las Rozas, il campanile di una chiesa emerge dal lago artificiale ed è popolarmente conosciuto come “la cattedrale dei pesci”. Il percorso di questa zona è descritto nelle tappe Santelices–Arija e Arija–Olea.
Dopo aver lasciato il bacino, il Cammino sale verso Olea e Cervatos. La collegiata di San Pedro, uno dei complessi romanici più conosciuti dell’itinerario, annuncia l’ingresso in un territorio caratterizzato da una straordinaria densità di patrimonio.
Nella Montaña Palentina, il romanico non si presenta come un’opera isolata, ma come una rete di piccole chiese, monasteri e villaggi. Aguilar de Campoo costituisce uno dei principali punti di riposo e rifornimento. Qui il monastero di Santa María la Real riassume secoli di vita religiosa, potere territoriale, abbandono e recupero del patrimonio.
Il Cammino prosegue verso Cervera de Pisuerga, passando per la necropoli rupestre di Corvio, piccoli paesi lungo il fiume Pisuerga e l’eremo rupestre di San Vicente. Il tracciato ufficiale da Aguilar de Campoo a Cervera de Pisuerga si sviluppa per circa 28,7 chilometri.
Segue una delle giornate più impegnative della rotta principale: i circa 39 chilometri tra Cervera e Guardo. La difficoltà non dipende soltanto dalla distanza. La distribuzione irregolare dei servizi obbliga a portare con sé acqua, cibo e a pianificare con attenzione. La tappa completa è consultabile nella scheda ufficiale Cervera de Pisuerga–Guardo.
León: sentieri, miniere e scelte
Da Guardo, il pellegrino può scegliere tra una via diretta verso Puente Almuhey e una variante più lunga attraverso Velilla del Río Carrión, Caminayo e Morgovejo. La seconda offre più boschi, montagna e patrimonio, ma richiede maggiore impegno e condizioni meteorologiche stabili.
Puente Almuhey e Cistierna introducono il viaggiatore nella Montagna Orientale Leonese. Qui la memoria del Cammino si mescola con quella dei distretti minerari, delle ferrovie e del declino di un’economia industriale che per generazioni ha trasformato paesi e vallate. La rotta prosegue sotto la presenza dominante di Peñacorada e raggiunge Boñar. In questo punto si presenta la decisione più importante di tutto l’itinerario.
L’opzione principale continua verso La Vecilla, La Robla e La Magdalena. È più diretta e presenta un dislivello più moderato. Risulta adatta a chi percorre per la prima volta il Cammino Dimenticato o preferisce una logistica leggermente più semplice.
La variante montana si dirige invece verso Valdepiélago, Valdorria, Vegacervera, Buiza e La Pola de Gordón. Segue antiche strade, attraversa il ponte medievale di Villalfeide e si addentra in paesaggi come le gole di Villar, il bosco di faggi di Ciñera e la gola dei Calderones.
Non è una semplice alternativa panoramica. La somma delle tappe Boñar–Vegacervera, Vegacervera–Buiza e Buiza–La Magdalena si avvicina ai 71 chilometri. Le tracce GPS legate al recupero del Cammino accumulano oltre 2.300 metri di dislivello positivo in questa sequenza, per cui sono richiesti esperienza, condizioni meteorologiche favorevoli e strumenti di navigazione affidabili. Le tracce ufficiali delle singole tappe possono essere scaricate prima della partenza.
Omaña: camminare in un mondo rurale
Dopo La Magdalena, il Cammino entra nella regione di Omaña. Il paesaggio cambia ritmo. I grandi monumenti lasciano spazio a vallate aperte, pascoli, fiumi, piccoli ponti e paesi la cui popolazione è diminuita per decenni.
La rotta passa per Riello, Pandorado e Fasgar, seguendo in alcuni punti antichi tratturi utilizzati per il bestiame. Qui si percepisce chiaramente che il Cammino Dimenticato non fu soltanto una via religiosa. Fece anche parte di reti pastorali, agricole e commerciali.
Prima della discesa verso El Bierzo, il pellegrino raggiunge il Campo de Santiago. Il luogo, situato tra le montagne e associato a una tradizione giacobea locale, concentra gran parte dell’identità del percorso: uno spazio remoto, legato a Santiago più attraverso la memoria del paesaggio che per la presenza di grandi monumenti.
Da Fasgar, il Cammino attraversa le montagne in direzione di Colinas del Campo de Martín Moro Toledano e scende verso Igüeña. Sebbene questa tappa sia lunga meno di venti chilometri, comprende una salita importante e il passaggio attraverso uno dei luoghi più emblematici dell’intero itinerario. Il tracciato è consultabile nella tappa Fasgar–Igüeña.
L’ingresso nella regione di El Bierzo si percepisce nella vegetazione, nell’architettura e nella progressiva ampiezza delle vallate. Labaniego, Congosto e Cabañas Raras formano una sequenza di piccoli centri, boschi e sentieri che si avvicinano gradualmente al grande asse giacobeo.
L’area di Congosto mostra anche le ferite moderne del territorio. Il bacino di Bárcena ha sommerso l’antico passaggio sul fiume Sil e oggi obbliga a una deviazione. Nel gennaio 2026, la Junta de Castilla y León ha annunciato la gara d’appalto per una passerella sospesa di 500 metri tra Congosto e Cubillos del Sil, con l’obiettivo di recuperare la vicinanza al tracciato storico ed evitare oltre dieci chilometri di deviazione.
Infine, Cacabelos e Villafranca del Bierzo riportano il camminatore nel flusso del Cammino Francese. L’arrivo può risultare straniante. Dopo giorni di solitudine, ricompaiono i numerosi ostelli, i dehors e i gruppi di pellegrini.
Un cammino recuperato e ancora fragile
Il recupero contemporaneo ebbe inizio attraverso la ricerca, la divulgazione e la memoria locale. I lavori di José María Luengo Martínez, Julián González Prieto e José Antonio de la Riera Autrán contribuirono a inserire questi corridoi montani nel dibattito sulla storia delle vie giacobee.
Successivamente fu necessario trasformare la ricerca in un itinerario percorribile: individuare i sentieri, definire le tappe, dipingere le frecce, pubblicare guide, produrre tracce GPS, aprire ostelli e coordinare associazioni, comuni e amministrazioni.
Nel dicembre 2020, la Commissione dei Cammini di Santiago della Castiglia e León riconobbe il Cammino Dimenticato come Cammino Storico. Furono valorizzati il suo legame con strade antiche e medievali, il paesaggio, il patrimonio romanico, l’eredità mineraria e il livello raggiunto dalla segnaletica e dalle infrastrutture. Allo stesso tempo, fu richiesto alle associazioni di continuare a documentare la rotta attraverso nuovi studi scientifici. Il contenuto della risoluzione è consultabile nella nota ufficiale della Junta de Castilla y León.
Questo doppio riconoscimento descrive bene la sua situazione. Il Cammino Dimenticato è una rotta storica e percorribile, ma la ricerca sul suo passato è ancora aperta.
L’infrastruttura è sufficiente, anche se disomogenea. Sono disponibili strutture ricettive in numerosi punti di arrivo delle tappe, ma non tutti i paesi dispongono contemporaneamente di bar, negozi, ristorazione e ostello. La Federazione Spagnola mantiene un elenco di località e alloggi, mentre la mappa ufficiale dei servizi fornisce numeri di telefono e informazioni pratiche. I dati devono essere verificati prima del viaggio, perché aperture e condizioni possono cambiare.
Il pellegrino deve confermare le sistemazioni, scaricare le tracce da utilizzare anche senza connessione e portare acqua e cibo di riserva. Nelle varianti montane, il clima può trasformare una giornata suggestiva in un problema serio.
La solitudine fa parte dell’esperienza, ma non deve essere romanticizzata. Su questo Cammino può significare silenzio e libertà; richiede però anche autonomia e senso di responsabilità.
Riunire nuovamente le pagine
Il Cammino Dimenticato non è una reliquia medievale conservata intatta. È una ricostruzione contemporanea basata su strade antiche, documentazione, patrimonio, memoria locale e lavoro associativo.
Questo non lo rende meno autentico. Tutti i cammini storici sono cambiati. Hanno perduto ponti, incorporato strade asfaltate, abbandonato paesi e modificato i loro percorsi. Nel Cammino Dimenticato, queste trasformazioni sono particolarmente evidenti.
Forse un cammino non scompare quando cessa di apparire sulle mappe, ma quando nessuno torna più a percorrerlo.
Ogni pellegrino che attraversa le montagne tra Bilbao ed El Bierzo ricongiunge ponti, eremi, ospedali e villaggi che per secoli sono sopravvissuti come frammenti. Percorrere il Cammino Dimenticato significa avanzare verso Santiago, ma anche partecipare all’atto collettivo del ricordare.

