Il porto di Marsaxlokk si snoda dolcemente lungo la costa sud-orientale di Malta, con la sua tranquilla insenatura incorniciata da rive calcaree e dagli occhi dipinti delle barche da pesca luzzu. Oggi è famoso soprattutto per il pescato giornaliero e le feste stagionali, ma questo paesaggio marittimo ha anche una lunga e complessa storia di significati simbolici.
Dai rituali preistorici incentrati sulla fertilità al culto delle dee fenicie e, più tardi, alle forme di devozione mariana plasmate dalla continua presenza cristiana a Malta, Marsaxlokk occupa un posto speciale nella geografia sacra dell’isola, un luogo in cui le donne, sia divine che umane, hanno avuto un significato culturale duraturo.
La preistoria e il sacro femminile
Molto prima dell’arrivo delle civiltà marinare, le prime comunità maltesi costruirono templi megalitici orientati verso i cicli solari e lunari. A pochi chilometri nell’entroterra di Marsaxlokk si trovano i Templi di Tarxien e l’ipogeo sotterraneo di Ħal Saflieni, entrambi risalenti all’incirca al 4000-2500 a.C. Non si trattava di insediamenti, ma di spazi rituali, e tra le loro caratteristiche più iconiche vi sono delle statuette corpulente comunemente interpretate come rappresentazioni di una madre o di una divinità della fertilità.
Sebbene Marsaxlokk non ospiti resti monumentali di questo periodo, la sua vicinanza a questi siti suggerisce che appartenesse a un ambiente sacro più ampio in cui la terra e il mare erano legati ai cicli rituali. La costa fungeva probabilmente sia da confine che da condotto, uno spazio di trasformazione legato ai ritmi stagionali che governavano la vita agraria e spirituale dei primi tempi.
Un porto per Astarte: periodi fenicio e punico
Nell’VIII secolo a.C., Marsaxlokk era emersa come un ancoraggio strategico per i commercianti fenici che attraversavano il Mediterraneo. Tra le divinità che portavano con sé, Astarte occupava un ruolo centrale. Associata alla fertilità, alla protezione e all’attività marittima, divenne il fulcro del culto locale a Tas-Silġ, un santuario sulla cima di una collina che domina la baia.
Gli scavi archeologici a Tas-Silġ hanno portato alla luce statuette in terracotta, frammenti di altari e offerte votive risalenti al periodo fenicio e romano. Questi resti suggeriscono che il culto di Astarte comprendeva sia suppliche private che riti formali, forse legati alla sicurezza dei viaggi, alla salute riproduttiva e al benessere della famiglia. Il suo culto poneva la divinità femminile in relazione diretta con il mare, un dominio di rischi e commerci, ma anche di rinnovamento.
Tas-Silġ dimostra non solo l’integrazione di Marsaxlokk nelle reti religiose fenicie, ma anche la persistenza della devozione incentrata sulle figure femminili in un contesto marittimo.

Sincretismo romano e transizione cristiana
Dopo l’incorporazione di Malta nel mondo romano nel III secolo a.C., Tas-Silġ continuò a essere un santuario attivo, questa volta sotto il patrocinio di Giunone, dea romana delle donne, del matrimonio e della protezione civica. La pratica religiosa romana spesso assorbiva culti precedenti, consentendo al sito di evolversi senza essere cancellato. Qui, come in molte parti del Mediterraneo, la continuità culturale e rituale fu raggiunta attraverso l’adattamento.
Con la diffusione del cristianesimo, il santuario fu nuovamente reinterpretato. Nella tarda antichità, gli strati archeologici suggeriscono l’esistenza di una cappella cristiana a Tas-Silġ. Che fosse intenzionale o per continuità culturale, il sito mantenne il suo legame con l’intercessione e la protezione femminile. La figura di Maria, centrale nella tradizione cristiana, incarnava molti dei ruoli precedentemente ricoperti da dee come Astarte e Giunone, ma con nuove dimensioni teologiche e forme rituali.
La tradizione cristiana ininterrotta di Malta, risalente almeno al IV secolo d.C., ha svolto un ruolo determinante nella riconfigurazione dei precedenti motivi del sacro femminile. Piuttosto che limitarsi ad assorbire il passato, il cristianesimo a Malta ha creato nuovi modelli di venerazione. In figure come la Vergine Maria, i temi della cura, della mediazione e della protezione marittima non solo sono stati preservati, ma anche trasformati, offrendo una visione distintamente cristiana della presenza femminile che ha superato le antiche forme rituali in termini di simbolismo, integrazione istituzionale e risonanza emotiva.
Nostra Signora di Pompei e la pratica contemporanea
L’espressione più visibile della venerazione femminile nella Marsaxlokk moderna è la Chiesa Parrocchiale di Nostra Signora di Pompei, costruita nel 1890 e situata direttamente sul bordo del porto. La chiesa divenne il centro della vita del villaggio, soprattutto tra le famiglie di pescatori. All’interno delle sue mura sono ancora appesi dipinti votivi che raffigurano navi in difficoltà, offerti in segno di ringraziamento per la sopravvivenza, e le processioni marittime annuali in onore della Vergine Maria rimangono un punto focale del calendario locale.
Questa tradizione riflette temi ricorrenti: figure femminili invocate come protettrici, intermediarie e patronesse di coloro la cui vita dipende dal mare. Tuttavia, nel contesto del cattolicesimo maltese, questi temi sono articolati attraverso un quadro teologico e liturgico consolidato. Qui, il sacro femminile non è più disperso nell’iconografia politeista, ma consolidato nella figura di Maria, un cambiamento che segna sia la continuità che la ridefinizione.
Le storie orali raccolte nella regione sottolineano il ruolo centrale delle donne nel sostenere queste pratiche. I santuari domestici, i preparativi per le feste e la conoscenza dei rituali sono spesso mantenuti dalle madri e dalle nonne, sottolineando la trasmissione intergenerazionale delle credenze e delle tradizioni nella vita domestica e comunitaria.
Una riformulazione del continuum
La storia di Marsaxlokk non suggerisce una tradizione religiosa ininterrotta, né un’identità singolare per le figure femminili venerate lungo le sue coste. Presenta invece un continuum di associazioni sacre, in cui i significati culturali si sono stratificati nel tempo, plasmati dalla migrazione, dall’impero, dalla rivelazione e dall’evoluzione delle funzioni del luogo. Dai complessi templari preistorici ai santuari sulle colline e alle chiese sul lungomare, la costa sud-orientale di Malta ha offerto a lungo un paesaggio in cui la venerazione delle donne poteva assumere forme multiple e in evoluzione.
Tuttavia, ciò che contraddistingue l’era cristiana, in particolare a Malta, è lo sviluppo sostenuto di un quadro coeso di devozione femminile, radicato in due millenni di tradizione teologica e pratica popolare. Questo quadro ha assorbito motivi antichi, ma li ha anche superati, offrendo nuove forme rituali, spazi liturgici e linguaggi simbolici che continuano a plasmare il modo in cui la femminilità sacra viene espressa oggi a Marsaxlokk.
In questo senso, il porto è più di un luogo della memoria. È uno spazio in cui passato e presente si incontrano, non nella replica, ma nella reinterpretazione. Il mare rimane, come sempre, una soglia. E lungo il suo bordo, la devozione continua ad evolversi.

