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Il caganer: Natura, umorismo e sacralità nel presepe catalano

Il caganer, statuina del presepe tipica della Catalogna Marta navarroP - Shutterstock
Il caganer, statuina del presepe tipica della Catalogna Marta navarroP - Shutterstock

Nella tranquilla luce di un Natale catalano, tra il muschio e i pastori in miniatura di un pessebre —il presepe tradizionale— appare una figura che sorprende chi la vede per la prima volta. Dietro la stalla o sotto un albero, un piccolo contadino è accovacciato con i pantaloni abbassati, intento nel gesto più prosaico e umano che esista. È il caganer, letteralmente “colui che defeca”.

Agli occhi degli stranieri, la figura può sembrare irriverente, persino scandalosa. Tuttavia, in Catalogna il caganer è sopravvissuto per secoli come una presenza necessaria, parte del paesaggio della nascita, della fertilità e del rinnovamento.

Origini di un paradosso

Il caganer è documentato già nel XVIII secolo, quando i presepi iniziarono a incorporare personaggi locali — contadini, boscaioli, lavandaie e pastori — integrati in un piccolo paesaggio mediterraneo. Questa figura rurale, quasi sempre vestita con il tradizionale berretto rosso, non nacque per deridere il mistero del Natale, ma per completarlo. Rappresentava la terra stessa: quotidiana, ciclica e fertile.

Secondo l’interpretazione popolare, il suo gesto fertilizza il suolo dove germoglierà nuova vita, assicurando l’abbondanza dell’anno che sta per iniziare. Come il bue e l’asino accanto alla mangiatoia, il caganer collega l’evento divino al mondo naturale. La nascita di Cristo segna un momento di trascendenza, ma il caganer lo ancora al suolo della realtà umana.

Tra l’umano e il divino

L’inclusione di una figura del genere in una scena sacra incarna un modo molto mediterraneo di intendere la vita e il corpo, in cui il fisico e quello spirituale non sono separati. La tradizione catalana, plasmata da secoli di ritmo agrario, ha considerato le funzioni corporee come parte dell’ordine naturale, non come un tabù.

In questo senso, il caganer è un gesto tanto filosofico quanto umoristico. Mentre la Sacra Famiglia rappresenta il miracolo dell’incarnazione – il divino che assume forma umana – il caganer ricorda che l’umanità è inseparabile dai processi fisici che sostengono la vita. La giustapposizione è deliberata: da un lato del presepe, il Bambino Gesù simboleggia la discesa del divino nella carne; dall’altro, il contadino accovacciato incarna il ritorno del corpo alla terra. Tra i due si estende tutto il continuum dell’esistenza.

Questa tensione tra il sublime e l’elementare definisce il presepe catalano. Il caganer non rompe la riverenza: la completa. Riconoscendo ciò che è più basilare, la scena diventa completa.

 

The "caganer" figure, the traditional Catalan figure of a man defecating in the portal of the Christian Nativity scene.
Il “caganer”, la tradizionale figura catalana di un uomo che defeca nel portale del presepe cristiano

Umorismo e uguaglianza

Parte dell’attualità del caganer risiede nel suo umorismo. Introduce il riso in un insieme dominato dal solenne stupore. E quel riso contiene una dimensione egualitaria. Negli ultimi decenni sono proliferati caganers con i volti di politici, sportivi e celebrità – dai presidenti catalani alle icone globali – tutti rappresentati nella stessa posizione poco dignitosa.

Questo impulso democratico si collega a una caratteristica profonda dell’immaginario popolare catalano: il potere livellatore dell’umorismo di fronte alle realtà universali della natura. Tutti, santi o statisti, condividiamo le stesse vulnerabilità umane. “Caganerizzare” un personaggio pubblico significa ricordarlo a lui… e a noi stessi.

Natura e soprannaturale

Da un punto di vista teologico, il caganer rappresenta un’audace convivenza di opposti: le forze indomabili della natura e il mistero trascendente dell’Incarnazione. Uno agisce per necessità biologica, l’altro per volontà divina. Entrambe, tuttavia, sfuggono al controllo umano.

Il parallelismo è sottile ma profondo. L’atto del caganer è involontario e ciclico, parte di un ritmo vitale che non possiamo fermare. Anche l’Incarnazione è un evento estraneo all’azione umana: un’irruzione che ridefinisce l’ordine naturale. Ognuno indica una forza maggiore dell’individuo: una organica, l’altra cosmica. In questa tensione, il presepe diventa una meditazione sui limiti del dominio umano.

Laddove la natura insiste nella sua continuità, irrompe il divino. Eppure entrambi i movimenti – nascita e decomposizione, incarnazione ed espulsione – appartengono alla stessa realtà dell’esistenza. Il caganer rende visibile questa verità in modo delicato, assurdo e senza scuse.

 

Group of Caganers, a catalan figure.In this case:Vladimir Putin, Prince Charles, Donald Trump and Obama are defecating. These figures are placed in nativity scenes.
Gruppo di caganer. In questo caso: Vladimir Putin, il principe Carlo, Donald Trump e Obama

Continuità modellata nell’argilla

Oggi, artigiani di località come Torroella de Montgrí o Olot continuano a modellare il caganer a mano in terracotta. I laboratori producono figure tradizionali e satiriche, e ogni dicembre i mercati si riempiono di centinaia di varianti: contadini classici accanto a caricature di leader mondiali, tutti in attesa del loro posto tra pastori e Re Magi.

Nelle case si discute su dove posizionarlo: nascosto dietro un albero, vicino alla stalla o, con ironia, ben visibile. I bambini adorano cercarlo ogni anno, in un gioco che mescola riverenza e divertimento. Così, il caganer continua a funzionare come un filo di continuità culturale: un promemoria annuale che il sacro e il terreno non sono in opposizione, ma camminano insieme nella storia della vita.

La filosofia della figura nascosta

Contemplare un presepe catalano significa vedere rappresentato in miniatura il ciclo completo dell’essere. Gli angeli cantano, i Magi avanzano da lontano, i pastori offrono i loro doni e, discretamente sullo sfondo, un piccolo uomo onora la creazione restituendole ciò che gli ha dato.

Il caganer non contiene alcuna malizia. La sua presenza afferma che i processi naturali – nascita, crescita, decadenza – convivono con il miracolo. Entrambi parlano di realtà che sfuggono al nostro controllo. Il divino entra nel mondo attraverso la materia; la materia, a sua volta, continua il suo lavoro eterno.

In questo paradosso risiede la silenziosa saggezza del Natale catalano: il riconoscimento che i momenti più fisici e quelli più trascendenti della vita non sono in contrasto, ma intrecciati. La stalla e la terra fanno parte dello stesso mistero.

 

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