Skip to content Skip to sidebar Skip to footer
Tomba dell'apostolo Giacomo il Grande nella cattedrale di Santiago de Compostela, Spagna MaxMaximovPhotography - Shutterstock

Di chi sono le ossa che riposano a Compostela?

Milioni di pellegrini hanno camminato fino a Santiago de Compostela per venerare la tomba dell’apostolo Giacomo. Ma la domanda se i resti custoditi sotto l’altare maggiore appartengano davvero a lui — o se gli appartengano affatto — è una questione intorno alla quale archeologia, storia e teologia si interrogano da oltre un secolo, senza essere giunte a una risposta definitiva.

Nella cripta sotto l’altare maggiore della Cattedrale di Santiago de Compostela, un’urna d’argento contiene alcune ossa venerate almeno dal IX secolo come i resti di san Giacomo apostolo: Giacomo il Maggiore, figlio di Zebedeo, fratello di Giovanni, uno dei tre discepoli della cerchia più intima di Gesù, presenti alla Trasfigurazione e nel Getsemani.

Intorno a quelle ossa è stata costruita un’intera civiltà: strade, ospizi, regni, arte, letteratura, teologia e il più grande movimento volontario di massa dell’Europa medievale.

La questione se quelle ossa siano davvero le sue non è mai stata risolta. E probabilmente non potrà esserlo. Il modo in cui questa domanda è stata affrontata — dalla Chiesa, dagli studiosi, dai pellegrini e dalla città che dipende da quella risposta — rivela qualcosa di importante sul rapporto tra fede, storia e ciò verso cui scegliamo di metterci in cammino.

Il racconto fondativo e i suoi problemi

Secondo la tradizione, dopo la Risurrezione Giacomo il Maggiore avrebbe predicato nella penisola iberica, per poi tornare a Gerusalemme, dove sarebbe stato decapitato per ordine di Erode Agrippa intorno al 44 d.C., diventando così il primo apostolo a subire il martirio. I suoi discepoli ne avrebbero quindi trasportato il corpo in nave fino all’estremità nord-occidentale della penisola iberica, dove sarebbe stato sepolto e, con il tempo, dimenticato.

Secoli più tardi, intorno all’830 d.C., un eremita di nome Pelagio avrebbe riferito di aver visto strane luci sopra un campo. Il vescovo Teodomiro avviò delle indagini e venne scoperta una tomba. Alfonso II delle Asturie ordinò di costruire una chiesa sul luogo del ritrovamento. Da lì ebbe inizio il pellegrinaggio.

 

The first pilgrim to ever walk the Way of Saint James

Le difficoltà storiche di questo racconto sono considerevoli e ben note. Nessuna fonte contemporanea — né un testo del Nuovo Testamento né un autore patristico del I o del II secolo — menziona una predicazione di Giacomo in Spagna. Le prime testimonianze scritte della tradizione iberica risalgono, nella migliore delle ipotesi, al VII secolo, oltre seicento anni dopo la morte dell’apostolo.

Gli Atti degli Apostoli, la nostra principale fonte sulle attività dei primi apostoli, non parlano di una missione in Spagna e collocano Giacomo saldamente a Gerusalemme fino alla sua esecuzione.

Questo non rende impossibile la tradizione. L’assenza di prove non equivale alla prova dell’assenza, e la documentazione relativa al I secolo è, nel migliore dei casi, frammentaria. Significa tuttavia che il racconto fondativo si basa sulla tradizione, non su attestazioni storiche contemporanee.

Il ritrovamento del 1879 e le sue complicazioni

Le ossa oggi conservate nell’urna non sono neppure quelle che venivano originariamente venerate. La tomba originaria andò perduta: secondo una versione, sarebbe stata deliberatamente nascosta per proteggerla dall’incursione di Almanzor, che nel 997 saccheggiò la città ma, secondo quanto riportato, lasciò intatto il sepolcro.

Per diversi secoli le reliquie scomparvero dalla documentazione ufficiale.

Nel 1879, durante alcuni lavori di restauro, sotto il pavimento della cattedrale furono scoperti tre scheletri all’interno di una tomba di epoca romana. Dopo il lavoro di una commissione d’inchiesta, nel 1884 papa Leone XIII emanò la bolla Deus Omnipotens, dichiarando che si trattava degli autentici resti di san Giacomo e dei suoi discepoli Atanasio e Teodoro.

Fu realizzata l’urna e le ossa vennero collocate al suo interno. Il ritrovamento giunse in un momento particolarmente opportuno: il pellegrinaggio attraversava una fase di grave declino e l’autenticazione contribuì a rilanciarlo.

La metodologia della commissione era tuttavia limitata secondo i criteri scientifici moderni. Non si trattò di un’indagine archeologica in senso rigoroso. L’identificazione si basò soprattutto sul confronto con un frammento di cranio conservato a Pistoia, in Italia, tradizionalmente considerato una reliquia di san Giacomo inviata da Compostela nel XII secolo.

Si osservò che nelle ossa di Compostela era presente una lacuna corrispondente al frammento di Pistoia. Questo venne interpretato come una conferma del fatto che il frammento italiano e i resti di Compostela appartenessero allo stesso individuo.

Si tratta di un elemento suggestivo, ma non conclusivo. La corrispondenza tra un frammento e la lacuna di un cranio dimostra soltanto che provengono dallo stesso cranio. Non stabilisce a chi quel cranio appartenesse.

L’ipotesi di Giacomo il Minore

Manuscript Leaf with Saint James the Greater, from a Book of Hours
Pagina manoscritta con l’immagine di San Giacomo il Maggiore, tratta da un Libro d’Ore.

Diversi ricercatori — tra i quali, in particolare, l’archeologo e storico spagnolo Amador Rodríguez e, da una prospettiva differente, lo studioso tedesco Klaus Herbers — hanno avanzato la possibilità che le ossa, anche qualora fossero realmente antiche e di origine apostolica, non appartengano a Giacomo il Maggiore, bensì a Giacomo il Minore.

Quest’ultimo è conosciuto anche come Giacomo, fratello del Signore, primo vescovo di Gerusalemme, martirizzato intorno al 62 d.C. dopo essere stato gettato dal Tempio e successivamente lapidato.

L’argomentazione si sviluppa, in sintesi, nel modo seguente. I due Giacomo vengono spesso confusi nella prima tradizione cristiana e, in diverse fonti patristiche, le testimonianze su quale dei due abbia compiuto determinate azioni sono effettivamente ambigue.

Giacomo il Minore era una figura di enorme autorità nella Chiesa di Gerusalemme e le sue reliquie avrebbero avuto un valore straordinario. La missione spagnola attribuita a Giacomo il Maggiore non è attestata da fonti del I secolo. Inoltre, alcuni dettagli iconografici presenti nelle più antiche rappresentazioni del culto compostelano sembrano adattarsi meglio a Giacomo il Minore che a Giacomo il Maggiore.

Si tratta di una posizione minoritaria nel dibattito accademico e come tale deve essere presentata. La maggior parte degli storici e degli archeologi che si sono occupati della questione non la considera dimostrata. La ritiene piuttosto un’ipotesi plausibile che, sulla base delle prove disponibili, non può essere né confermata né confutata.

La Chiesa non si è mai confrontata ufficialmente con questa ipotesi. E anche questo, in un certo senso, costituisce una risposta.

Ciò che le ossa non possono dirci

Nel 2004 un gruppo guidato dall’antropologo forense José Miguel Carracedo condusse l’analisi scientifica più approfondita realizzata fino a quel momento sui resti. I risultati furono pubblicati con discrezione, senza suscitare il clamore mediatico che ci si sarebbe potuti attendere.

L’analisi stabilì che le ossa appartengono ad almeno tre individui, un dato coerente con la tradizione che identifica i resti con Giacomo e i suoi due discepoli.

La datazione al carbonio le collocò, in termini generali, in un periodo compreso tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C.: un intervallo compatibile con un’origine apostolica, ma troppo ampio per costituire una prova.

Le ossa non mostrano segni di morte violenta. Questo dato sarebbe compatibile con Giacomo il Minore, che secondo la tradizione fu lapidato, ma potrebbe apparire meno coerente con Giacomo il Maggiore, che sarebbe stato decapitato. Va tuttavia precisato che le tracce scheletriche di una decapitazione non sempre si conservano.

La sintesi più onesta di ciò che la scienza ha stabilito è la seguente: si tratta di ossa antiche, appartenenti a più individui, che potrebbero, in linea di principio, essere i resti di persone vissute nel I secolo.

Ma potrebbero anche appartenere a molte altre persone vissute nella stessa epoca. Le ossa, da sole, non possono dirci chi fossero.

Ciò che i pellegrini hanno sempre saputo

Landing of the body of the apostle James, by the Master of Astorga (Lázaro Galdiano Museum, Madrid)
L’approdo della salma dell’apostolo Giacomo, opera del Maestro di Astorga (Museo Lázaro Galdiano, Madrid).

A questo punto emerge una considerazione teologica che merita di essere formulata e che i pellegrini più consapevoli hanno probabilmente sempre compreso, anche senza esprimerla in questi termini.

Il pellegrinaggio a Compostela non ha mai avuto come unico oggetto le ossa. O, più precisamente, riguardava le ossa come luogo dell’incontro, come spazio in cui il confine tra vivi e morti, tra storia e trascendenza, diventa più sottile.

I pellegrini medievali non camminavano fino a Santiago perché avessero verificato autonomamente l’autenticità delle reliquie attraverso una ricerca documentaria. Camminavano perché la strada stessa li trasformava, perché la comunità dei pellegrini li sosteneva, perché l’atto di mettere in movimento il proprio corpo verso qualcosa costituiva, in sé, una forma di preghiera.

La Chiesa medievale lo comprendeva. Il complesso sistema di indulgenze legato ai luoghi di pellegrinaggio non era una rozza transazione fondata sull’autenticità chimica delle reliquie. Era il riconoscimento del fatto che la devozione, lo sforzo e l’intenzione del pellegrino possedevano un valore indipendente — anche se non completamente separato — dall’oggetto della venerazione.

Questo non annulla la questione storica. Stabilire se le ossa appartengano a Giacomo il Maggiore, a Giacomo il Minore o a qualcun altro è una domanda autentica, che merita un’indagine altrettanto autentica.

Il pellegrinaggio non diventa più vero rifiutandosi di porre la domanda. Ma la questione storica e l’esperienza del pellegrinaggio appartengono a piani differenti, e sovrapporli completamente non rende giustizia a nessuno dei due.

A che punto si trova il dibattito

Lo stato attuale della questione può essere riassunto con onestà in poche frasi. Le ossa conservate a Compostela sono effettivamente antiche. La loro attribuzione a san Giacomo apostolo si fonda sulla tradizione medievale, non su documenti contemporanei né su una verifica scientifica.

La possibilità che appartengano a Giacomo il Minore anziché a Giacomo il Maggiore è stata avanzata da studiosi autorevoli e non può essere esclusa, ma non è stata neppure dimostrata.

La Chiesa continua a riconoscere l’autenticazione del 1884 e non ha riesaminato ufficialmente la questione. Il pellegrinaggio continua.

Quest’ultima frase è forse il dato più interessante di tutti. Nell’epoca delle analisi del DNA, della critica documentaria e dell’archeologia forense, mezzo milione di persone ogni anno cammina verso una tomba il cui occupante non può essere identificato con certezza.

Nel complesso, non sembrano considerarlo un problema. Resta da comprendere se ciò rifletta l’irrilevanza della domanda storica rispetto alla pratica spirituale, una deliberata mancanza di curiosità oppure qualcosa di più profondo sulla natura stessa del pellegrinaggio. Forse è proprio questa la domanda che merita di essere portata con sé lungo il Cammino di Santiago.

Fonti: Richard Fletcher, Saint James’s Catapult: The Life and Times of Diego Gelmírez of Santiago de Compostela (1984); Klaus Herbers, Der Jakobsweg (2006); T. D. Kendrick, St James in Spain (1960); José Miguel Carracedo et al., analisi forense delle reliquie di Compostela (2004); papa Leone XIII, Deus Omnipotens (1884); Atti degli Apostoli 12,1-2.

 

The Legend of the Cabaleiro das Cunchas: A Tale from Santiago

Questo post è disponibile anche in: English Español

Lascia un commento