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Offerta di fiori alla Vergine del Pilar, Festa Nazionale spagnola Robcartorres - Shutterstock

Come il Cachirulo è diventato l’emblema dei pellegrini di Saragozza

Sulle rive del fiume Ebro, nella Spagna nord-orientale, la città di Saragozza si trova al crocevia tra pellegrinaggio, folklore e un profondo orgoglio regionale. Dal suo cuore sorge la Basílica del Pilar, un sito monumentale che si dice segni la prima devozione mariana nella penisola iberica, venerata da tempo dai viaggiatori provenienti da tutto il mondo di lingua spagnola.

Ma al di là delle cupole dorate e dei portici sul lungofiume, un emblema più piccolo e inconfondibile si intreccia silenziosamente nel rituale e nello stile del pellegrinaggio: il cachirulo, un fazzoletto a quadri, spesso rosso e nero o blu e nero, indossato annodato intorno alla testa o al collo. Un semplice pezzo di stoffa piegato, sì. Ma anche un simbolo, una tradizione e la voce della regione.

Passeggiare per la Plaza del Pilar durante i giorni di festa o seguire il percorso dei pellegrini che arrivano per il 12 ottobre, la Fiesta del Pilar, significa vedere il cachirulo in azione: indossato con orgoglio, avvolto nei ricordi, tramandato di generazione in generazione. La sua semplicità nasconde il suo potere.

Più di un semplice fazzoletto

Crowd of young people with a cap celebrating the week of El Pilar
Folla di giovani con cachirulos che celebrano la Settimana del Pilar

Il cachirulo affonda le sue radici nell’abbigliamento contadino aragonese, in particolare in quello dei baturros, abitanti rurali della valle dell’Ebro il cui abbigliamento e la cui musica sono diventati simbolo di una specifica identità locale. Nel tradizionale costume baturro, il cachirulo è indossato dagli uomini come parte di un ensemble che comprende una giacca corta, una larga fascia e espadrillas, mentre le donne indossano mantones colorati e gonne lunghe.

Il motivo a scacchi può sembrare familiare a chi ha viaggiato in regioni di influenza araba o mediterranea. Riflette una tradizione tessile più ampia, ma i suoi colori e la sua funzione regionali lo hanno reso tipicamente zaragozano. Come molti altri indumenti popolari, nacque come oggetto di utilità: una protezione dal sole e dalla polvere, uno straccio veloce, un panno per avvolgere il pane o gli attrezzi. Col tempo, è diventato espressivo: un segno di appartenenza, soprattutto tra i pellegrini e i partecipanti alle feste.

El Pilar e la nascita di una cultura del pellegrinaggio

Secondo la tradizione locale, El Pilar segna il luogo in cui la Vergine Maria apparve all’apostolo Giacomo nel 40 d.C., in piedi su una colonna – pilar – come gesto di sostegno. Che questo racconto sia considerato una leggenda o un ricordo storico, nel Medioevo il luogo era diventato una riconosciuta meta di pellegrinaggio, attirando viaggiatori da tutta la penisola iberica e oltre.

L’attuale Basílica, costruita tra il XVII e il XX secolo, è un sorprendente mix di stili barocco, neoclassico e mudéjar, con una piazza sul fiume che funge sia da centro civico che da spazio cerimoniale. Durante le Fiestas del Pilar, la città si trasforma: ci sono offerte floreali, danze popolari, messe all’aperto e sfilate. E in mezzo a tutto questo, il cachirulo emerge come un segno distintivo sia della popolazione locale che dei pellegrini.

Un segno di partecipazione

A differenza della conchiglia di Santiago o della croce di Tau di Assisi, il cachirulo non è un simbolo cristiano universale, né è stato progettato per esserlo. La sua forza risiede nella sua specificità regionale. Indossato dai pellegrini, funge da forma di partecipazione a una tradizione che unisce devozione, folklore e orgoglio civico.

I visitatori possono acquistare un cachirulo nei mercati di Saragozza o riceverne uno in regalo dalla gente del posto. Alcuni lo annodano al polso, altri lo legano al collo o lo indossano come una bandana sulla testa. In questo modo, adottano, senza appropriarsene, una tradizione che invita all’inclusione senza cancellarne le radici culturali.

Non è raro che i pellegrini provenienti da altre parti della Spagna o dell’America Latina incorporino il cachirulo nella loro visita a El Pilar. Diventa sia souvenir che simbolo, qualcosa di tangibile da portare a casa che non è fatto di oro o vetro, ma di stoffa e gestualità.

 

 gato con la tradicional bufanda de Zaragoza llamada Cachirulo en honor a las festividades del Pilar

L’identità baturro in una città che cambia

L’identità baturro ha a lungo rappresentato lo spirito aragonese testardo, indipendente e rurale, spesso caricaturizzato nella cultura popolare. All’inizio del XX secolo, gli spettacoli di zarzuela e le feste regionali hanno contribuito a codificare questa immagine, a volte in modi che rasentavano lo stereotipo.

Ma oggi a Saragozza è in atto una silenziosa rivendicazione. I giovani indossano il cachirulo insieme a scarpe da ginnastica e jeans. I gruppi folcloristici rielaborano le tradizionali jotas con strumentazioni contemporanee. Il cachirulo è diventato un simbolo vivente, non fossilizzato. Appare durante le proteste, i concerti e le celebrazioni comunitarie, evocando sempre un passato condiviso, ma senza esserne limitato.

Un filo conduttore che resiste

In un mondo di souvenir prodotti in serie e cultura globalizzata, il cachirulo rimane decisamente locale. Non è importato, non è generico, non è virtuale. Si macchia, si scolorisce, si sgualcisce e si ammorbidisce. Porta con sé la polvere delle strade dei festival e il profumo del fumo delle cucine. E per molti pellegrini che si recano al Pilar, diventa parte del viaggio, un nodo che tiene insieme corpo, tradizione e luogo.

Indossare un cachirulo significa camminare con la regione, non solo attraverso di essa.

Se ci andate

Periodo migliore per visitarla: 12 ottobre, durante le Fiestas del Pilar, quando Saragozza si riempie di pellegrini, ballerini e processioni floreali.

Dove acquistare un cachirulo: nei mercati locali intorno a Plaza del Pilar, soprattutto durante le settimane di festa.

Passeggiata consigliata: un breve pellegrinaggio cittadino dal Puente de Piedra attraverso l’Ebro fino alla Basílica del Pilar, che termina in Plaza de la Seo, dove è possibile ammirare la storia architettonica stratificata della città, dalle fondamenta romane alle guglie gotiche e mudejar.

Il Cachirulo, come il pellegrinaggio a El Pilar, non è uno spettacolo. È un segno di radicamento. Con il suo tessuto e il suo movimento, lega il viaggiatore moderno a un filo indissolubile della vita aragonese, in modo silenzioso, distintivo e inconfondibile.

The Lady of the Pillar and the Way of St James

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